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Spaccia per conto del clan è doppia associazione

del 25/09/2012
di: di Dario Ferrara
Spaccia per conto del clan è doppia associazione
Chi spaccia per conto del clan risponde del 416-bis oltre che dell'associazione finalizzata al traffico di droga. Il reato associativo di cui all'articolo 74 del dpr 309/90 può ben concorrere con l'associazione a delinquere di stampo mafioso anche se il clan non si occupa soltanto di traffico di droga e anche a carico di chi si occupa soltanto del traffico degli stupefacenti oltre che a carico dei boss. È quanto emerge dalla sentenza 36992/12, pubblicata il 24 settembre dalla seconda sezione penale della Cassazione.

Prova specifica. Il punto è che le due norme contenute nell'articolo 416-bis cp e quella di cui all'articolo 74 del dpr 309/90 sono diverse e tutelano beni giuridici differenti: la prima tutela l'ordine pubblico messo in pericolo dalle situazioni di omertà e di assoggettamento al volere dei clan; l'altra pure tutela l'ordine pubblico come in tutti i casi di delitti associativi, ma punta anche alla difesa della salute individuale e collettiva contro l'aggressione della droga e la sua diffusione. Risultato: concorrono nei due reati associativi sia i boss sia i meri pusher: i primi perché sono i capi e assicurano protezione alle attività di spaccio; i secondi perché vendendo gli stupefacenti contribuiscono alla realizzazione di una delle finalità tipiche dell'associazione criminale. La prova dell'affiliazione a una delle associazioni influisce sulla prova dell'adesione all'altra: gli affiliati all'una devono ritenersi affiliati anche all'altra, anche se la sussistenza dei due reati è ancorata a presupposti diversi (che per questo devono tutti essere specificamente provati per ciascuno di essi).

Doppia associazione. La vicenda esaminata dai giudici riguarda una vicenda di cui è protagonista un clan del quartiere barese di Japigia: nessun dubbio sulla configurabilità del reato di cui all'articolo 416-bis cp quando il sodalizio criminale capeggiato presenta le caratteristiche peculiari proprie di ogni compagine di tipo mafioso: controllo del territorio, affiliazione, assistenza, ricorso alla violenza, ricorso a molteplici attività nel settore degli stupefacenti che consentono cospicui guadagni, in gran parte destinati a garantirsi la fedeltà degli associati e il mantenimento dei detenuti. E ora anche chi si proclama «semplice» spacciatore risponde non solo del reato associativo finalizzato al traffico di droga ma anche del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli agenti hanno sequestrato vari tipi di sostanze: dall'hashish all'ecstasy, dalla marijuana alla cocaina.

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