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Rischio di impresa: bilancio ko se non c'è trasparenza

del 21/09/2012
di: di Debora Alberici
Rischio di impresa: bilancio ko se non c'è trasparenza
Il socio mal informato sull'andamento patrimoniale dell'impresa, può sempre impugnare la delibera con la quale viene approvato il bilancio di esercizio, anche in caso di dissesto dell'azienda. Ma, dei finanziamenti fatti dai soci non si può pretendere la restituzione se non dopo lo scioglimento della società stessa e nei limiti dell'eventuale attivo dopo la liquidazione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 15944 del 20 settembre 2012.

Insomma la prima sezione civile del Palazzaccio ha respinto il primo motivo del ricorso presentato da una srl, ormai in dissesto e accolto il secondo.

Sul fronte dell'impugnabilità del bilancio e cambiando rotta rispetto a posizioni passate, Piazza Cavour ha precisato che l'interesse del socio può attenere alla corretta informazione, secondo le puntuali informazioni di legge, sulla situazione patrimoniale economica e finanziaria dell'impresa.

Insomma, né la perdita del capitale sociale né l'azzeramento del valore economico della singola partecipazione valgono a escludere il diritto del socio a una chiara, corretta e veritiera rappresentazione di bilancio e il correlato obbligo degli amministratori, che certo non viene a cessare, ma solo a trasferirsi in capo ai liquidatori, in conseguenza della sopravvenienza di una causa di scioglimento, di redigere il bilancio rispettando le modalità prescritte inderogabilmente dalla legge.

Per quanto concerne i finanziamenti, invece, gli Ermellini hanno ricordato che questi non danno luogo a crediti esigibili nel corso della vita della società, perché la loro restituzione può aversi solo a seguito dello scioglimento della stessa, e solo nei limiti dell'eventuale attivo di bilancio di liquidazione.

Ciò, dice ancora la Corte, li avvicina al capitale di rischio piuttosto che a quello di credito, «in quanto in relazione alle somme in tal modo versate alle società il socio partecipa al medesimo rischio di impresa al quale è esposto il capitale da lui versato, stante la residualità della restituzione rispetto al soddisfacimento dei creditori sociali». Quindi, pur non costituendo veri e propri conferimenti di capitale, non implicando cioè l'acquisizione o l'incremento di quote di partecipazione nella società, tali somme sono destinate ad accrescerne il patrimonio, e quindi a confluire in apposite riserve.

In definitiva i Supremi giudici, grazie a questo secondo motivo accolto, hanno ritenuto il bilancio valido, decidendo nel merito la questione.

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