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Csm: la messa in prova è ridotta e va potenziata

del 20/09/2012
di: La Redazione
Csm: la messa in prova è ridotta e va potenziata
Potenziare l'istituto della messa alla prova, promosso il processo agli irreperibili. È un parere positivo quello espresso dal Csm sul disegno di legge di delega al governo in materia di depenalizzazione, anche se l'applicazione delle nuove norme potrebbe trovare dei limiti a causa della mancanza di risorse e strumenti nel sistema giudiziario. Il plenum di Palazzo De Marescialli ha approvato il parere, scritto dal presidente della sesta commissione Paolo Auriemma (Unicos) a larga maggioranza, con la sola astensione dei laici del Pdl Annibale Marini, Nicolò Zanon e Bartolomeo Romano, e del laico della Lega Ettore Albertoni. Nel documento si sottolinea come «Ogni intervento legislativo diretto all'abrogazione dei reati per i quali risulti sproporzionata e inutile la sanzione penale deve salutarsi con estremo favore», e «una riduzione delle condotte illecite penalmente rilevanti» verso cui sono dirette le linee generali del provvedimento in esame ha «inevitabili, benefici effetti sul sistema giudiziario». Per quanto riguarda l'introduzione dell'istituto della messa alla prova, Palazzo De Marescialli rileva però che «l'ambito di applicazione è ridotto» e quindi «il positivo effetto deflattivo, processuale e carcerario, potrebbe manifestarsi in una maniera inferiore alle attesa». Per il Csm sarebbe «auspicabile uno sforzo ulteriore da parte del legislatore» anche «con la destinazione di adeguate risorse finanziarie» in particolare per la fase della prima applicazione del lavoro di pubblica utilità. Accolta con favore, poi, la novità sui processi agli irreperibili, seppure, sul punto, permangano perplessità dal punto di vista procedurale, in particolare sul termine massimo di prescrizione che «appare troppo limitativa, sulle pene detentive non carcerarie, infine, l'organo di autogoverno della magistratura osserva che si corre «il rischio di limitare la concreta applicazione delle nuove pene detentive non carcerarie, con conseguente pratico insuccesso dell'auspicata politica di riduzione della sovrappopolazione carceraria» per il fatto che i detenuti sono prevalentemente «soggetti appartenenti alla cosiddetta marginalità sociale, rispetto ai quali risulta sovente complesso – si legge nel parere – se non addirittura impossibile rinvenire la disponibilità di un'abitazione o di un altro luogo di privata dimora idoneo ad assicurare la custodia del condannato». «Condividiamo il parere favorevole che il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso sul ddl delega in materia di depenalizzazione. È giusto puntare in questa direzione e la necessità di un' effettiva depenalizzazione è condivisa da tutta la Magistratura. Auspichiamo, quindi, che il governo tenga conto di questa presa di posizione. Non è, infatti, più pensabile che Procure e Tribunali siano congestionati da reati di lieve allarme sociale come le fattispecie che sanzionano l'ingresso in cabina elettorale con il cellulare o la guida senza patente (ma la lista sarebbe lunga)», commenta Cosimo Maria Ferri, segretario generale di Magistratura Indipendente.
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