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Licenziamenti illegittimi, conta la data dell'indennità

del 18/09/2012
di: di Dario Ferrara
Licenziamenti illegittimi, conta la data dell'indennità
Nel caso di licenziamento illegittimo il risarcimento del danno all'ex dipendente deve essere commisurato al numero di retribuzioni che sarebbe maturato fino al giorno in cui è pagata l'indennità che sostituisce la reintegra nell'impresa e non fino alla data in cui il lavoratore esercita l'opzione del ristoro in denaro rendendo noto di non voler tornare in azienda. Lo precisa la sentenza 15519/12, pubblicata il 17 settembre dalla sezione lavoro della Cassazione, che interpreta l'articolo 18 della legge 300/70 anche alla luce della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Libera interpretazione

Accolto il ricorso del lavoratore: sbaglia la Corte d'appello nell'accogliere l'originaria opposizione al decreto ingiuntivo proposta dall'azienda sul mero rilievo che non potrebbe sussistere un obbligo di pagamento di retribuzioni a titolo di risarcimento del danno per una reintegra ormai non più possibile, visto che la scelta effettuata dall'ex dipendente risulta irrevocabile. In realtà l'articolo 18, comma 5, dello statuto dei lavoratori intende garantire l'integrale soddisfazione del lavoratore di fronte alla ritardata corresponsione dell'indennità da parte del datore (in sostituzione della reintegra il prestatore d'opera ha diritto a un'indennità pari a 15 mensilità di retribuzione globale di fatto).

Il motivo è che il diritto al risarcimento del danno costituisce una conseguenza immediata della declaratoria di illegittimità del recesso mentre scaturisce soltanto in via indiretta dall'ordine di reintegrazione in azienda da parte del giudice: l'esercizio del diritto può ritenersi dunque compiuto e soddisfatto soltanto con l'adempimento effettivo dall'obbligazione pecuniaria da parte del datore, che la legge considera equivalente alla reintegra ove il lavoratore eserciti la relativa opzione. Servono dunque strumenti processuali tempestivi per garantire una tutela adeguata al dipendente ingiustamente licenziato. Il principio dell'integrale soddisfazione scaturisce dalla carta dei diritti Ue, che pure non può essere applicata direttamente nella controversia: la lite, infatti, non investe una questione di diritto dell'Unione europea; ciò non toglie che essa possa costituire per il giudice fonte di «libera interpretazione» anche del dato normativo nazionale, visto il suo «carattere espressivo di principi comuni agli ordinamenti» dei Paesi partner comunitari. La parola passa alla Corte d'appello in diversa composizione.

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