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Emergenza: occupazione e fisco, le due priorità

del 12/09/2012
di: La Redazione
Emergenza: occupazione e fisco, le due priorità
La crisi dell'euro e della finanza di alcuni paesi con alto debito pubblico - aggravata dai notevoli ritardi della governance economico-finanziaria dell'Eurozona e dell'Unione europea - ha trovato l'Italia in una situazione problematica. Un'economia in perdurante stagnazione, un'occupazione in progressivo calo, una finanza pubblica condizionata dall'alto debito pubblico si accompagnavano a un'entrata fiscale ridotta dalla diffusa evasione e a una spesa pubblica appesantita da numerosissimi sprechi a tutti i livelli. Non mancava neppure una complessa situazione parlamentare. In quel contesto l'emergenza economico-finanziaria aveva imposto un governo tecnico a guida Mario Monti, sostenuto da un'ampia rappresentanza parlamentare.

La Confsal, già alla fine dell'anno scorso, aveva riconosciuto le superiori ragioni politiche della soluzione prospettata dal presidente della repubblica e di un programma di governo basato su rigore ed equità, ma aveva voluto sottolineare in tutti i suoi interventi l'irrinunciabile valore dell'equità sociale e fiscale. Certo, allora, non poteva immaginare il metodo commissariale intriso di autoritarismo del governo, il ruolo notarile assunto, con una sequenza di voti di fiducia, dal parlamento e la mortificazione delle rappresentanze sociali, unita alla grave discriminazione di alcune confederazioni sindacali rappresentative.

Oggi, il governo Monti, a distanza di circa nove mesi dall'insediamento e dopo aver agito unilateralmente con il nullaosta del parlamento e con la «scarsa» considerazione delle rappresentanze sociali, si trova a dover dar conto dei pesanti esiti della propria azione, sintetizzabili in pochi punti:

  • debito pubblico in aumento;

  • involuzione della stagnazione economica in recessione;

  • disoccupazione - con particolare riferimento a giovani e donne - in aumento, che costituisce la vera emergenza sociale;

  • ricchezza nazionale in costante decremento;

  • inflazione a livelli decisamente superiori a quella degli altri paesi europei;

  • spread Bpt-Bund dall'andamento ondivago.

    Il governo Monti ha attuato provvedimenti di legge scarsamente efficaci, come quello sulle liberalizzazioni, decisamente iniqui, come quello sul sistema previdenziale e pensionistico, e con evidenti criticità e illogicità con l'alea di aprire un contenzioso di enormi proporzioni, come quello del mercato del lavoro. Questi e altri provvedimenti hanno avuto anche effetti recessivi.

    Il governo, inoltre, non ha operato a favore della crescita economica e occupazionale, limitandosi agli annunci sulla riforma del fisco e non sostenendo seriamente la formazione, la ricerca e l'innovazione tecnologica.

    È di questi giorni la «trovata» dello spread della produttività del lavoro italiana rispetto a quella degli altri paesi che incide negativamente sulla competitività del sistema Italia. Il governo Monti ha perso un'altra occasione per fare una corretta analisi politica e tecnica sulla produttività del lavoro e sulla competitività d'azienda e di sistema economico. La verità è che in Italia la produttività del lavoro non viene sostenuta da un'efficace formazione in ambiente lavorativo, non viene incentivata da una concreta premialità, nonostante l'esistenza di avanzati e moderni patti sociali, e soprattutto viene spesso mortificata da una carente organizzazione aziendale, sia strutturale che funzionale, oltre che da dimensioni aziendali e configurazioni societarie da ripensare totalmente.

    La produttività del lavoro può essere fattore primario di crescita a condizione che si crei un contesto aziendale adeguato e virtuoso e si affermi diffusamente la logica e la pratica della premialità. Fuori da questa prospettiva non può esserci né maggiore produttività del lavoro, né maggiore competitività di azienda e di sistema. Pertanto, non si possono scaricare tutte le responsabilità sui lavoratori.

    Tutto questo dovrebbe essere patrimonio di un governo tecnico che svolge un'azione governativa e politica oltremodo impegnativa.

    In sintesi, il governo Monti dovrebbe:

  • sostenere la formazione e la riconversione professionale;

  • defiscalizzare il lavoro, con particolare riferimento alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti;

  • affermare la logica della premialità e sostenere le aziende che la praticano;

  • incentivare la correttezza della dimensione aziendale e dell'organizzazione dei cicli produttivi e del lavoro.

    Ma a questo punto c'è da chiedersi se il governo Monti sia in grado di fare questo e altro ancora a favore della produttività e della competitività. A parere della Confsal, si tratta di una legittima domanda dei lavoratori italiani che non ha trovato ancora un'adeguata risposta.

    Intanto i lavoratori subiscono:

  • l'insostenibile progressiva riduzione del potere di acquisto delle retribuzioni per effetto dell'inflazione, della maggiore imposizione fiscale e del blocco dei rinnovi contrattuali;

  • la chiusura di molte aziende con la conseguente distruzione di posti di lavoro;

  • l'intero peso della crisi economica e finanziaria con gli iniqui provvedimenti governativi.

    Per il pubblico impiego il governo Monti è riuscito a fare anche peggio, con la conferma del blocco dei rinnovi dei contratti, fermi alla scadenza del 31 dicembre 2009, con pesanti e irrazionali tagli lineari agli organici e con altre gravi penalizzazioni.

    Tutto questo è stato oggetto di una puntuale e responsabile valutazione negativa della Confsal. A parere della Confsal il governo, dopo aver eluso la questione crescita-lavoro, dovrà misurarsi sulle questioni «vere» dei lavoratori e dei disoccupati, se vorrà davvero rilanciare l'Italia, anche in Eurozona e in Unione europea. Questa scelta la impone la centralità del lavoro nell'economia e nella società in funzione dello sviluppo. Un governo tecnico e coerente che ambisca a fare mirate scelte politiche con un programma basato sul rigore e sull'equità non può non tenerne conto, come invece, e purtroppo, ha fatto finora.

    Il governo Monti utilizzi il tempo di fine legislatura per affermare un minimo di equità sociale, operando sul fronte dell'occupazione e della riduzione del carico fiscale sul lavoro, al fine di recuperare il potere d'acquisto dei lavoratori. Soltanto così potrà consegnare alla storia italiana una situazione economica e finanziaria migliore di quella che ha ereditato.

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