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Esigibilità differita, evade chi non contabilizza

del 01/09/2012
di: La Redazione
Esigibilità differita, evade chi non contabilizza
Risponde di evasione fiscale il contribuente che non contabilizza le fatture anche se emesse con Iva ad esigibilità differita. Lo ha detto la Cassazione con la sentenza 33585 di ieri. La terza sezione penale conferma la responsabilità penale a carico del legale rappresentante di una società che aveva omesso l'annotazione di due fatture, per un milione di euro. L'uomo si era difeso sostenendo che la fattura era stata emessa con Iva ad esigibilità differita. Circostanza, questa, irrilevante secondo il Collegio che, in primo luogo, ha valutato un caso precedente al dl 185/2008, che ha introdotto il criterio di cassa. E poi, ecco il punto fondamentale della questione, tale criterio può essere utilizzato solo se la fattura non è stata ancora emessa. Sul punto in sentenza si legge che «una volta esclusa il riferimento della annotazione ai sistema dell'Iva per cassa, introdotto dal dl 185/2008, nonché, in ragione della natura dei committente, il riferimento al regime fiscale previsto come ordinario dall'art. 6, dpr 633/1072 per la prestazione di servizi fatti allo Stato o ad altri enti pubblici, è da ritenere che la detta annotazione alluda al disposto del co. 3 del citato art. 6, là dove si stabilisce che le prestazioni dei servizi si considerano effettuate al momento del pagamento del corrispettivo: se così è la condotta omissiva del contribuente si palesa in netto contrasto col dettato normativo, dal momento che l'art. 6 introduce una deroga all'operare del criterio teste enunciato (effettuazione dell'operazione al pagamento del corrispettivo) per il caso in cui «anteriormente al verificarsi degli eventi indicati nei precedenti commi o indipendentemente da essi sia emessa fattura».

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