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Ministeri, la trasparenza resta a metà del guado

del 01/09/2012
di: di Alessandra Ricciardi
Ministeri, la trasparenza resta a metà del guado
Trasparenza sì, ma non per tutti e non su tutto. E spesso di bassa qualità. A tre anni dalla legge n. 15, una delle riforme dell'ex ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, che ha imposto alle pubbliche amministrazioni l'obbligo di trasparenza su organizzazione e attività, arriva il rapporto messo a punto dalla Civit. Il raggio d'azione della Commissione riguarda esclusivamente i ministeri: il livello complessivo di adempimento è spesso di poco superiore al 50% e non arriva mai oltre l'80%. Ciò significa, scrive la commissione guidata, dopo le dimissioni di Antonio Martone, da Romilda Izzo, che «tutte le amministrazioni statali, dalle quali è legittimo aspettare prontezza nell'esecuzione della legge, risultano in una certa misura, e con notevoli oscillazioni, inadempienti rispetto a norme poste dal legislatore a tutela dei cittadini». Una bacchettata che riguarda anche la qualità delle pubblicazioni dei dati. Già perché ministeri che hanno anche buoni valori di adempimento mostrano poi indici molto bassi in termini di qualità della pubblicazione. Per esempio il ministero dell'ambiente, che ha un livello di adeguamento agli obblighi sulla pubblicazione on line dei dati relativi alla gestione dei servizi e agli incarichi del personale complessivamente superiore all'80%, ma livelli di qualità bassi per la completezza e l'aggiornamento degli stessi: oscillano tra il 10 e il 50%. E questo perché le amministrazioni sono indotte a rendere pubbliche le informazioni, per esempio sulle consulenze, per non incorrere nelle forme di responsabilità o nei divieti di pagamento, ma lo fanno come mero adempimento formale. Certo ci sono anche eccezioni, come il ministero degli Esteri che ha pubblicato anche dati (su organizzazioni sindacali, associazioni, registro doni) che non erano obbligatori per legge.

La conclusione? Le amministrazioni si sono mosse con lentezza davanti a norme generali e spesso frammentarie, dice la Civit, che si sono succedute nel tempo. La Commissione, che nell'attuazione della legge ha il compito di vigilanza ma anche di supporto, riconosce che le sue linee guida non sono state da sole sufficienti a fare un buon lavoro, a evitare che i ministeri non andassero oltre il semplice rispetto formale delle norme. E spesso solo quelle correlate da sanzioni.

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