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Elsa Fornero e le Casse, storia di un amore mai sbocciato

del 28/08/2012
di: Simona D'Alessio e Ignazio Marino
Elsa Fornero e le Casse, storia di un amore mai sbocciato
In principio ci fu la diffidenza, poi il disaccordo, lo scontro e, adesso, vige una tregua armata. Le tappe d'un amore mai sbocciato: quello fra le casse privatizzate e il ministro del lavoro Elsa Fornero. Quando a novembre 2011 la docente di economia dell'università di Torino divenne titolare del dicastero di via Veneto, fu subito chiaro che i tempi non sarebbero stati dei migliori e che gli enti sarebbero stati «invitati» a rivedere la gestione. Del resto, nei suoi scritti non aveva mai fatto mistero della convinzione che tutti dovessero calcolare le pensioni col metodo contributivo (un testo del 2010 si intitola, inequivocabilmente, «Una questione irrisolta: le casse previdenziali dei liberi professionisti»). E, così, al varo del decreto «SalvaItalia» (legge 214/2011) con l'innalzamento di vent'anni della soglia di sostenibilità (da 30 a 50) cominciarono le proteste, soprattutto perché fu negato l'uso dei patrimoni nel computo dei saldi. Le prime scintille si ebbero il 20 dicembre: Fornero, al convegno della federazione della stampa per il centenario del contratto giornalistico, dichiarò che l'istituto di categoria, come quasi tutti gli altri, «ha problemi di sostenibilità». Replicò il presidente dell'Inpgi e dell'Adepp (l'associazione dei venti enti) Andrea Camporese: «gravissime» affermazioni, specchio della «totale mancanza di conoscenza del settore», poiché i dati «sono approvati da 8 organismi e dallo stesso dicastero» del welfare.

A gennaio, la bicamerale di controllo dei soggetti nati con i dlgs 509/1994 e 103/1996 ascoltò il ministro: il sistema, disse, presenta guai finanziari. Ma consentì l'utilizzo, nella stesura dei futuri bilanci a 50 anni, dei rendimenti del patrimonio. A febbraio fu la volta del presidente dell'Enpav (veterinari), anche parlamentare del Pdl, che non risparmiò critiche al ministro del lavoro di un governo che il suo partito appoggiava ed appoggia.

«Non riusciamo ad avere una risposta esauriente e precisa dal ministro», lamentò Gianni Mancuso a mezzo stampa dopo aver presentato diverse richieste di chiarimenti alla Fornero sulla questione della sostenibilità.

Seguirono mesi di stizzito dialogo a distanza, poiché le richieste di convocazione dell'Adepp a via Veneto cadevano nel vuoto. E quando la convocazione arrivò, a fine luglio, riservata ai soli presidenti delle casse e non anche all'Adepp che li rappresenta a livello istituzionale, fu per sapere quali riforme si stavano mettendo in campo per rispettare la richiesta del governo di garantire una sostenibilità a 50 anni. Non esattamente un segnale di fiducia. In vista del 30 settembre, data entro la quale le casse sottoporranno al governo le riforme, c'è calma apparente nei confronti dei diversi enti che si sono limitati fino ad oggi a esternare solo buoni propositi. La professoressa Fornero aspetta gli enti al varco. Con l'autunno si capirà se per le gestioni previdenziali è tempo di (ri)salire sulle barricate. O di firmare l'armistizio.

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