Consulenza o Preventivo Gratuito

Fallimenti: il fisco non è escluso, entra con riserva

del 24/08/2012
di: di Alba Mancini
Fallimenti: il fisco non è escluso, entra con riserva
Il credito del fisco va ammesso al passivo fallimentare con riserva, e non può essere quindi escluso, se pende una lite sulla formazione del ruolo.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14617 del 23 agosto 2012, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Dunque, la prima sezione civile ha bocciato la decisione del Tribunale Monza che aveva escluso dall'elenco dei creditori l'Agenzia delle entrate soltanto perché Equitalia aveva formato il ruolo senza notificare l'accertamento. La società contribuente aveva avviato la causa di fronte alla commissione tributaria provinciale e aveva vinto. Ad avviso della Ctp, infatti, la procedura di riscossione non era affatto corretta.

Contro la decisione del Tribunale l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta, lo ha vinto.

In sostanza secondo gli Ermellini, i giudici di merito avrebbero dovuto applicare l'articolo 88 del dpr 602 del 1973. La norma sancisce infatti che «se sulle somme iscritte a ruolo sorgono contestazioni, il credito è ammesso al passivo con riserva, anche nel caso in cui la domanda di ammissione sia presentata in via tardiva a norma dell'articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267».

Nel fallimento, infatti, la riserva è sciolta dal giudice delegato con decreto, su istanza del curatore o del concessionario, quando è inutilmente decorso il termine prescritto per la proposizione della controversia davanti al giudice competente, ovvero quando il giudizio è stato definito con decisione irrevocabile o risulta altrimenti estinto. La vicenda riguarda una società di Monza che aveva ricevuto una cartella di pagamento Iva. Ma l'aveva subito impugnata davanti alla commissione tributaria provinciale locale che, in primo grado, le aveva dato ragione. Infatti Equitalia aveva notificato a un indirizzo sbagliato l'avviso di accertamento che risultava per questo formalmente inesistente.

Sulla base di questa pronuncia il Tribunale di Monza aveva escluso l'esattore e l'amministrazione finanziaria dall'ammissione al passivo fallimentare dell'azienda nel frattempo entrata in crisi.

Il ricorso in Cassazione da parte dell'Agenzia delle entrate ha riaperto la possibilità al fisco per l'ammissione. Infatti secondo gli Ermellini la sentenza di primo grado non può, da sola, comportare l'esclusione dall'elenco dei creditori.

vota