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Attività gestione portafoglio individuale con Iva

del 09/08/2012
di: Franco Ricca
Attività gestione portafoglio individuale con Iva
Sull'attività di gestione di portafoglio individuale è dovuta l'Iva, in quanto si tratta di una prestazione complessa che non comprende solo il servizio di negoziazione di titoli dell'investitore, di per sé esente dall'imposta, ma anche servizi di analisi e custodia del patrimonio inscindibili dal primo e non riconducibili nell'alveo dell'esenzione. Lo ha chiarito la corte di giustizia Ue con la sentenza del 19 luglio 2012, C-44/11, in un procedimento pregiudiziale promosso nell'ambito di una controversia che oppone la Deutsche Bank e il fisco tedesco.

La corte era chiamata a decidere se l'esenzione prevista, nell'ordinamento comunitario, dall'art. 135 della direttiva Iva (2006/112/CE), che riguarda, tra l'altro, le operazioni, compresa la negoziazione ma eccettuate la custodia e la gestione, relative ad azioni, quote sociali, obbligazioni e altri titoli, ad esclusione dei titoli rappresentativi di merci e dei diritti o titoli assimilati a beni immobili, nonché la gestione di fondi comuni d'investimento, potesse applicarsi all'attività di gestione di portafoglio, che si compone di vari elementi.

Dovendo in primo luogo accertare la portata dell'operazione, ossia se si tratti di più servizi distinti oppure di un'unica prestazione e se, in tale seconda ipotesi, possa identificarsi una prestazione principale alla quale fare riferimento per l'individuazione del regime Iva, la corte ha ricordato che si è in presenza di una prestazione unica anche quando due o più elementi o atti forniti dal soggetto passivo al consumatore medio sono così strettamente connessi da formare, oggettivamente, una sola prestazione indissociabile, la cui scomposizione avrebbe carattere artificiale. Queste caratteristiche, ad avviso della corte, sussistono nel caso dell'attività di gestione di portafoglio, nella quale si combinano una prestazione di analisi e di custodia del patrimonio del cliente investitore e una prestazione di acquisto e di vendita di titoli. Anche se i due elementi possono essere forniti separatamente, l'investitore medio, nell'ambito di una prestazione di gestione di portafoglio quale quella in esame, intende acquistare proprio la combinazione dei due elementi i quali, pertanto, sono non soltanto inscindibili, ma sullo stesso piano, in quanto indispensabili entrambi per la realizzazione della prestazione complessa.

Stabilito che l'attività di gestione di portafoglio è un'unica operazione economica complessa, la corte affronta la questione se tale operazione sia riconducibile nella norma di esenzione sopra richiamata. In proposito, esclude anzitutto che l'attività possa essere qualificata come «gestione di fondi comuni d'investimento», nozione che si riferisce all'investimento collettivo dei capitali raccolti presso il pubblico gestiti in proprio nome e per proprio conto dalla società, mentre la gestione di portafoglio riguarda gli attivi di una singola persona, che resta proprietaria dei titoli acquistati dal gestore.

Quanto all'esenzione prevista per le operazioni relative alle azioni e agli altri titoli, la corte ricorda che tale nozione si riferisce alle operazioni che possono creare, modificare o estinguere i diritti e gli obblighi delle parti relativi a titoli. Questo accade nell'attività di negoziazione, che però è solo uno degli elementi della gestione di portafoglio; l'altro, come detto, è costituito dalle prestazioni di analisi e di custodia del patrimonio del cliente investitore, elemento non presenta le caratteristiche di cui sopra. Di conseguenza, alla luce del principio di interpretazione restrittiva delle esenzioni, l'attività in esame non può, nel suo complesso, rientrare tra le operazioni esenti dall'Iva.

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