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Il ritardo nello sgravio può far scattare il risarcimento

del 03/08/2012
di: Marco Pane, dottore commercialista e responsabile Tax dell'ufficio di Roma di Rödl & Partner
Il ritardo nello sgravio può far scattare il risarcimento
Se sussiste un errore in un atto impositivo dell'amministrazione finanziaria, lo sgravio in autotutela è obbligatorio. E inoltre, il contribuente che abbia ottenuto con ritardo lo sgravio del tributo non dovuto, può aver diritto al risarcimento del danno se dimostra che l'amministrazione nell'emanare l'atto non si sia attenuta a criteri di imparzialità, correttezza e buona fede. Questo quanto la Corte di cassazione ha recentemente chiarito con la sentenza n. 6283 del 20 aprile 2012 (si veda ItaliaOggi del 21 aprile 2012).

Inquadramento del potere di autotutela. Ai fini dell'inquadramento della problematica, è opportuno in via preliminare esaminare la natura del potere di autotutela. L'autotutela in senso proprio è, innanzitutto, un'attività amministrativa di «secondo grado», avente a oggetto l'atto eventualmente da annullare e caratterizzata dalla cosiddetta discrezionalità amministrativa. Pur avendo questa connotazione, il contribuente potrebbe impugnare il provvedimento di diniego all'esercizio del potere di autotutela dell'amministrazione finanziaria e richiedere il risarcimento del danno.

Ciò comporta, alcune questioni, che concernono sia l'individuazione dei presupposti della responsabilità, sia l'individuazione del giudice dotato di giurisdizione, ma la conclusione della configurabilità di un danno risarcibile sembra ormai pacifica. Sotto il profilo dei presupposti, l'illegittimità del provvedimento amministrativo non comporta automaticamente la responsabilità, dovendosi dimostrare la colpa per violazione dei principi di imparzialità e correttezza.

Ipotesi di colpa degli enti impositori: casistica e criteri guida. In tale contesto, è utile verificare quali siano i limiti oltrepassati i quali è possibile ritenere che il comportamento della p.a. sia fonte di responsabilità risarcitoria. Come autorevolmente sostenuto, la violazione sussiste solo se l'infondatezza/illegittimità dell'atto e/o la pretestuosità della resistenza sia macroscopica ed evidente. Ai fini dell'individuazione della colpa, alcuni indici sono agevoli da reperire. Si tratterebbe del caso della palese violazione di norme, del riferimento a norme abrogate, e inoltre della prosecuzione di liti assolutamente seriali, alcune delle quali già concluse con esito radicalmente sfavorevole, nei confronti dello stesso contribuente. Oppure del caso di atti viziati da annullamento dei provvedimenti presupposti, come nel caso di attività cautelari, finalizzate all'esecuzione o propriamente esecuzione forzata, poste in essere quando il debito sia stato riconosciuto inesistente. Sul tema, la Corte di cassazione ha specificato che non può certo sussistere il dovere, sanzionato da risarcimento del danno, di ritirare ogni provvedimento amministrativo unicamente perché impugnato dal contribuente, e che tale dovere non può certo affermarsi, retroattivamente, sulla sola base del fatto che il provvedimento sia stato annullato successivamente dal giudice (sentenza n. 19458/2011).

La responsabilità sussiste, invece solo sulla base di una ricognizione dei doveri di diligenza e correttezza ex ante, quando si possa dire che un'amministrazione diligente e prudente non avrebbe emanato l'atto o, considerate le circostanze, lo avrebbe ritirato. Tali condizioni non esistono quando l'atto non sia assistito da errori macroscopici, che non risultino neppure delle allegazioni del contribuente, e quando la procedura abbia seguito le scansioni previste dalla legge come doverose. La portata innovativa del principio stabilito dalla sentenza starebbe proprio nella circostanza che l'attività della p.a., anche nel campo della discrezionalità, deve svolgersi nei limiti posti dalla legge e dal principio primario del neminem leadere, di cui all'art. 2043 c.c. Pertanto, anche l'attività amministrativa che si estrinsechi in un atto impositivo illegittimo può essere fonte di responsabilità per danno se si dimostra che l'agire dell'amministrazione finanziaria non sia stato caratterizzato da imparzialità e correttezza. In tal senso, nella valutazione della responsabilità per danno dell'amministrazione finanziaria è necessario considerare oltre ai criteri sopra riportati anche la circostanza che l'eventuale annullamento di un atto impositivo illegittimo sia avvenuto in tempi ragionevoli a nulla rilevando la mancata previsione di un espresso termine per l'esercizio dell'autotutela.

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