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Circolare n.31: compensazioni fiscali più facili

del 03/08/2012
di: di Duilio Liburdi
Circolare n.31: compensazioni fiscali più facili
Le somme dovute in relazione alle rettifiche sui costi non di competenza possono essere compensate con le somme spettanti per il periodo di imposta in cui gli stessi costi possono essere fatti valere. Questo nell'ambito della procedura di accertamento con adesione a condizione che l'ufficio dell'Agenzia delle entrate possa determinare correttamente tutti gli elementi necessari per la compensazione. Sono queste le indicazioni fornite dall'Agenzia delle entrate con la circolare n. 31 di ieri con la quale l'amministrazione finanziaria completa il quadro interpretativo di riferimento in relazione a una fattispecie particolarmente ricorrente quale la contestazione afferente componenti negativi che non sono di competenza di un certo periodo di imposta ma di un periodo di imposta diverso quando la chiusura della contestazione avviene nell'ambito della procedura di accertamento con adesione. Sul punto, va ricordato come il primo intervento di prassi è costituito dalla circolare n. 23 del 2010.

La fattispecie concreta. Come detto, il caso è quello della contestazione di un componente negativo che, secondo l'Agenzia non è da riferire a un certo periodo di imposta. Per esempio, un costo di 100 imputato nell'anno «n» dal contribuente è considerato da imputare in un periodo di imposta diverso da parte dell'Agenzia delle entrate. Già nel 2010, l'Agenzia delle entrate aveva affermato il diritto del contribuente di ottenere il rimborso delle maggiori imposte in relazione al periodo di imposta in cui, invece, il costo era da considerarsi di competenza una volta definita la contestazione. Poiché la chiusura della contestazione può avvenire anche in sede di accertamento con adesione, si poneva il problema di coordinare tale fase con il diritto al rimborso delle maggiori imposte pagate in un periodo di imposta precedente o successivo.

La compensazione. La circolare di ieri dell'Agenzia delle entrate afferma il principio in base al quale è possibile effettuare la compensazione tra le somme dovute in relazione al periodo di imposta oggetto di contestazione e quanto spettante in relazione al periodo di imposta nel quale il contribuente ha diritto alla deduzione del costo disconosciuto dall'amministrazione finanziaria. In altri termini, se la maggiore imposta, gli interessi e le sanzioni dovute in relazione al periodo di imposta «n» ammontano a 1.000 e il rimborso spettante in relazione al periodo di imposta n+ 1 ammonta a 500, in sede di accertamento con adesione il contribuente corrisponderà un importo pari a 500.

Il documento di prassi osserva come il procedimento di accertamento con adesione, contraddistinto dal contraddittorio, possa costituire, semplificando l'azione amministrativa e garantendo, al contempo, la tutela dei diritti del contribuente, la sede idonea per operare, su richiesta del contribuente, la compensazione tra l'imposta oggetto di contestazione, riconducibile al componente negativo erroneamente dedotto in difetto di competenza, e l'imposta rimborsabile che emergerebbe dalla corretta imputazione del medesimo componente. Nell'ambito del contraddittorio, infatti, da un lato l'ufficio esamina la posizione del contribuente, compresa la spettanza del rimborso dell'imposta versata in eccedenza nel periodo d'imposta di corretta imputazione del componente negativo precedentemente non dedotto, dall'altro il contribuente ha la possibilità di fornire tutti gli elementi indispensabili ai fini dell'effettuazione della compensazione. Tale forma di compensazione produce i suoi effetti a condizione e nel momento in cui si perfeziona la definizione del procedimento di adesione e, quindi, con il versamento dell'eventuale imposta eccedente, delle sanzioni e degli interessi. In ogni caso, il contribuente può decidere di richiedere il rimborso spettante sul periodo di imposta in cui il componente negativo viene riconosciuto in deduzione. Naturalmente, il conteggio potrebbe non essere immediato in quanto, come sottolineato anche dal documento di prassi dell'amministrazione finanziaria ai fini della corretta identificazione dell'imposta compensabile si deve tenere conto, per esempio, della presenza di perdite, di differenze di aliquota e di diverse percentuali di deducibilità. In effetti, a fronte di una maggiore imposta determinata per effetto della rettifica, potrebbe riverberarsi un effetto di incremento della perdita in un periodo di imposta successivo e, in tale ipotesi, non è del tutto agevole come possa essere interpretata l'indicazione in merito alla procedura di compensazione. Analogamente nel caso in cui il periodo di imposta oggetto di contestazione si sia chiuso in perdita e la rettifica riguardi una riduzione della perdita stessa.

Nella parte riguardante le istruzioni operative, la circolare dell'Agenzia delle entrate precisa che è il contribuente a dover manifestare la volontà di procedere alla compensazione e affermare, nell'atto di adesione, la rinuncia a ogni eventuale domanda di restituzione della medesima imposta, già presentata o da presentare, anche mediante dichiarazione integrativa. In ogni caso, l'ufficio dovrà riscontrare, per esempio, l'eventuale presenza di carichi pendenti che non consentirebbero l'erogazione del rimborso stesso, senza considerare tra quelli ostativi per la compensazione le eventuali iscrizioni a ruolo o affidamenti relativi all'atto oggetto di adesione.

Una procedura, dunque, che si dipana su più passaggi quali:

la definizione della procedura di accertamento con adesione in relazione al periodo di imposta oggetto di contestazione;

la verifica da parte dell'ufficio dell'amministrazione finanziaria del periodo di imposta in cui, invece, imputare correttamente il relativo componente negativo;

la rinuncia da parte del contribuente a formulare istanze di rimborso ovvero a formulare ulteriori pretese rispetto alla chiusura della fattispecie;

la determinazione dell'importo compensabile ed eventualmente di quello che il contribuente è obbligato a versare tenendo conto di come le sanzioni dovute sulla maggiore imposta scaturente dalla rettifica rimangano comunque dovute

L'ultima parte della circolare analizza anche il caso in cui le rettifiche in esame riguardino soggetti che, in quel momento, facevano parte di un perimetro di consolidamento. È evidente come la compensazione delineata nell'ambito del documento di prassi, si renda possibile nel caso in cui la società controllata sia compresa nel perimetro di tassazione di gruppo in entrambi i periodi di imposta ovvero nel caso in cui la società consolidata abbia partecipato al consolidato nel periodo oggetto di controllo e non aderisca invece al regime di tassazione di gruppo nel periodo in cui il componente negativo avrebbe dovuto essere imputato.

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