Consulenza o Preventivo Gratuito

CNDCEC: Per i costi black list c'è la deducibilità

del 02/08/2012
di: di Valerio Stroppa
CNDCEC: Per i costi black list c'è la deducibilità
Deducibilità dei costi black list senza indicazione separata in dichiarazione dei redditi laddove il contribuente abbia ottenuto risposta positiva all'istanza di interpello disapplicativo. È questa la posizione del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili affermata con uno studio dedicato al tema delle operazioni con soggetti residenti in paesi a fiscalità privilegiata. L'amministrazione finanziaria sostiene la natura comunque obbligatoria della segnalazione, sebbene questa cessi di costituire una condizione per la deducibilità dei costi medesimi. Secondo i commercialisti, invece, qualora il contribuente abbia incassato l'ok preventivo dell'Agenzia delle entrate (o il silenzio-assenso) sull'operazione prospettata, «è ragionevole ritenere che venga meno la finalità segnaletica dell'obbligo di separata indicazione nella dichiarazione dei componenti negativi oggetto dell'istanza di interpello». Ma il focus predisposto dalla Commissione imposte dirette e reddito d'impresa del Cndcec (presieduta da Franco Vernassa) mette in luce anche altri punti aperti legati alle operazioni disciplinate dall'articolo 110, commi da 10 a 12-bis del Tuir. Dopo aver passato in rassegna i profili soggettivi e oggettivi della disciplina sui costi black list, il concetto di residenza fiscale, il legame con le Cfc e le due cause esimenti per la disapplicazione della norme antielusive (inclusi i corposi oneri documentali), lo studio si sofferma sugli aspetti sanzionatori. In particolare sull'applicabilità della sanzione del 10% degli oneri black list non indicati in dichiarazione alle fattispecie antecedenti al 1° gennaio 2007. Materia sulla quale si è registrata una divergenza di vedute tra le Entrate e la Cassazione (sentenza n. 26298/2010). «Si attende una conferma da parte dell'amministrazione finanziaria che, aderendo alla linea interpretativa della Suprema corte, giunga a ritenere che l'omessa indicazione costituisce una violazione di carattere formale e non sostanziale in grado di impedire i connessi controlli», sottolineano i commercialisti.

Richiesta di chiarimenti ufficiali anche relativamente al corretto trattamento dei costi parzialmente indeducibili. La disciplina generale dei costi derivanti da transazioni commerciali con operatori black list, infatti, si applica se gli oneri presentano i requisiti di deducibilità, ossia se essi sono inerenti secondo quanto previsto dall'articolo 109 del Tuir. Ma se i costi in commento sono in tutto o in parte indeducibili per effetto di altre norme recate dallo stesso Tuir (spese di rappresentanza, spese di vitto e alloggio, etc.)? L'opinione del Cndcec è di indicare in dichiarazione solo la quota deducibile che residua. L'esempio è quello di spese di ristorazione sostenute a Dubai per un importo pari a 100, «la cui indicazione in Unico (quadro RF) va effettuata solo per 75, a meno che non si tratti di rimborsi spese dei dipendenti o degli amministratori (che andrebbero invece indicati al 100%)», rileva lo studio, «ma sul punto sarebbe auspicabile una conferma da parte dell'Agenzia».

vota