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Chiarimenti su alcuni punti della riforma del lavoro

del 27/07/2012
di: di David Trotti
Chiarimenti su alcuni punti della riforma del lavoro
Il ministero è recentemente intervenuto sulla riforma Fornero con una circolare la n. 18 del 2012 che cerca di offrire dei chiarimenti su alcuni punti che riguardano la cosiddetta flessibilità in entrata ed altri aspetti specifici In questo contributo toccheremo in specifico tre punti che stanno preoccupando i colleghi. Iniziamo da quello che è il problema probabilmente più critico evidenziato anche dal ministero e che può portare a delle conseguenze paradossali soprattutto per le aziende stagionali che vedono un numero massiccio di assunzioni a tempo determinato. Si tratta del collocamento obbligatorio. Ricordiamo che la riforma Fornero come dice il ministero nella circolare prevede che scompaiono dunque, dal novero dei soggetti non computati nell'organico aziendale, i lavoratori «occupati (...) con contratto o tempo determinato di durata non superiore a nove mesi». E che la legge 68/1999 prevede che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro 60 giorni dal momento in cui sono obbligati all'assunzione dei lavoratori disabili. Questo significa che se una azienda con dieci dipendenti a tempo indeterminato ne ha assunti altri otto per sette mesi (da aprile a ottobre cosa frequente nei villaggi turistici), il 18 luglio (data in cui è entrato il nuovo conteggio e quindi è sorto l'obbligo) si è trovata sottoposta agli obblighi del collocamento obbligatorio. Su questo tema il ministero da un primo elemento di tranquillità affermando che: «Ne consegue anzitutto che, ai fini della individuazione della base occupazionale, i lavoratori a tempo determinato dovranno essere computati pro quota (per esempio due lavoratori a tempo determinato impiegati anche contestualmente per sei mesi a tempo pieno vanno calcolati come una sola unità. Un secondo elemento che anche se non da certezza chiede cautela agli ispettori in questo periodo in cui si susseguono a raffica norme ed emendamenti immediatamente successivi è quello che afferma che va altresì ricordato che risulta in discussione in parlamento un emendamento alla legge n. 92/2012 che introduce l'esclusione dalla base di computo dei contratti a tempo determinato di durata sino a sei mesi; si raccomanda pertanto il personale ispettivo di adottare la massima cautela nella verifica del rispetto degli obblighi di assunzione e nell'irrogazione di eventuali sanzioni in attesa della definizione del citato emendamento. Detto questo non ci resta che raccomandare di fare molta attenzione da questo momento in poi nell'assunzione di tempi determinati anche in relazione agli obblighi del collocamento obbligatorio.

Altro elemento di criticità che i colleghi avevano sollevato e che la circolare affronta è il computo dei 36 mesi in considerazione della sommatoria tra tempo determinato e lavoro somministrato. Il ministero a questo riguardo afferma che la norma vuole evidentemente evitare che, attraverso il ricorso alla somministrazione di lavoro, si possano aggirare i limiti all'impiego dello stesso lavoratore con mansioni equivalenti; in tal modo, pertanto, nel limite dei 36 mesi andranno computati anche i periodi di occupazione sempre con mansioni equivalenti legati ad una somministrazione a tempo determinato.

Ne consegue pertanto che i datori di lavoro dovranno tener conto ai fini dell'indicato limite dei 36 mesi, dei periodi di lavoro svolti in forza di contratti di somministrazione a tempo determinato stipulati a far data dal 18 luglio p.v. (data di entrata in vigore della legge).

Si ricorda, in ogni caso, che il periodo massimo di 36 mesi, peraltro derogabile dalla contrattazione collettiva, rappresenta un limite alla stipulazione di contratti a tempo determinato e non al ricorso alla somministrazione di lavoro, ne consegue che raggiunto tale limite il datore di lavoro potrà comunque ricorrere alla somministrazione a tempo determinato con lo stesso lavoratore anche successivamente al raggiungimento dei 36 mesi.

Due elementi che anch'essi offrono rassicurazioni: il primo afferma che per i contratti a tempo indeterminato in essere il conteggio per sommatoria non si deve applicare; il secondo è che si potrà comunque continuare a utilizzare il contratto di somministrazione anche successivamente a un contratto a tempo determinato che sommato ad un periodo precedente di somministrazione è arrivato a 35 mesi e 364 giorni. Su questo punto però consigliamo cautela perché bisognerà vedere cosa dirà la giurisprudenza che non è vincolata, lo ricordiamo, dalla prassi amministrativa.

Un ultimo punto che segnaliamo riguarda i voucher; ne riportiamo il testo (della circolare), perché per molte attività pone un limite significativo e di cui bisognerà tener conto. Il legislatore stabilisce inoltre che nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative (...) possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente (…).

Ai fini del rispetto della nuova disciplina, occorrerà pertanto verificare se il committente è un «imprenditore commerciale o professionista». (…). Il limite in questione necessita tuttavia delle opportune precisazioni.

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