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La bancarotta minaccia l'azienda che non annota

del 19/07/2012
di: Debora Alberici
La bancarotta minaccia l'azienda che non annota
L'azienda che si trova in regime di contabilità semplificata è tenuta ad annotare comunque le somme che riscuote, altrimenti, in caso di fallimento, l'imprenditore risponde di bancarotta fraudolenta.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 28923 del 17 luglio 2012, ha confermato la condanna per bancarotta impropria a carico del socio accomandatario di sas poi fallita che non aveva annotato in contabilità la riscossione del corrispettivo per la vendita di un immobile.

Per discolparsi l'uomo aveva più volte sostenuto che la sua piccola azienda aveva aderito al regime di contabilità semplificata e che quindi non era tenuto alla registrazione della somma riscossa.

Una tesi, questa, che non ha convinto i giudici di legittimità secondo cui ai fini fiscali l'esonero dalla tenuta della contabilità è pieno ma lo stesso non può dirsi sul fronte della responsabilità penale per bancarotta.

Sul punto in sentenza si legge che «per quanto attiene al regime tributario di contabilità semplificata (invocato sia con il presente sia con il successivo mezzo), deve osservarsi che siffatta metodologia non ha comportato per le Imprese l'esonero dall'obbligo di tenuta dei libri e delle scritture contabili disposto dall'art. 2214 cod. civ. sia ai fini civili che per gli effetti penali previsti dalla legge fallimentare perché l'art. 18, dpr 600/73, che ammette una contabilità semplificata per i contribuenti minori, fa «salvi gli obblighi di tenuta delle scritture previste da disposizioni diverse dal presente decreto», sicché nel caso di inadempimento a tale obbligo si possono configurare gli elementi integrativi del reato di bancarotta». Di più. La scelta legislativa di una esenzione della completa tenuta della contabilità a fini fiscali è frutto di consapevole e discrezionale determinazione politica.

Segno evidente che il legislatore ha ritenuto meritevoli di protezione possibili difformi esigenze documentative, come la tutela delle istanze creditorie e, segnatamente, della completa ostensione del percorso seguito dalla ricchezza nella genesi dell'insolvenza e nella gestione dell'impresa. D'altra parte, a sottolineare l'autonomia della disciplina fiscale rispetto a quella civilistica, sta anche la consolidata lettura per cui il richiamo ai libri previsti dalla legge, si riferisce agli obblighi regolati dall'art. 2214 cod. civ. e non alle scritture contabili previste dalle leggi fiscali.

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