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Legge 92/2012: È in vigore la riforma del lavoro

del 18/07/2012
di: di Daniele Cirioli
Legge 92/2012: È in vigore la riforma del lavoro
Via libera alle nuove regole sui contratti di lavoro e sui licenziamenti. Da oggi, le imprese possono assumere a termine senza fornire giustificazione e possono licenziare i dipendenti in soprannumero per ragioni economiche. Entra in vigore, infatti, la legge n. 92/2012 contenente la riforma Fornero del mercato del lavoro.

Flessibilità in entrata. La riforma (legge n. 92/2012 pubblicata sul S.O. n. 136/L alla G.U. n. 153/2012) spazia a 360 gradi, muovendo sulle leve del diritto del lavoro relative alla flessibilità, sia in entrata sia in uscita. Sotto il primo aspetto, la tabella indica le principali novità sui contratti di lavoro operative da oggi che, oltre a condizionare le nuove assunzioni, impongono un'analisi dei rapporti di lavoro in essere. Tra queste, assumono particolare rilevanza le novità su co.co.co. e partite Iva. In entrambi i casi viene introdotta una «presunzione» di legge: a) di subordinazione per le co.co.co. quando prevedono lo svolgimento delle attività con modalità analoghe a quelle dei dipendenti del committente, salvo prova contraria del committente ed escluse le prestazioni ad alta professionalità; b) di parasubordinazione per le partite Iva qualora ricorrano due di tre presupposti: collaborazione di durata superiore a otto mesi in un anno solare; corrispettivo oltre l'80% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore in un anno solare; collaboratore che disponga di una postazione fissa presso una delle sedi del committente. Mentre per le co.co.co. le nuove norme, compresa la presunzione, si applicheranno unicamente ai contratti sottoscritti a partire da oggi, per le partite Iva la presunzione opererà immediatamente per i contratti sottoscritti da oggi e dopo 12 mesi (quindi dal 18 luglio 2013) per quelli già in corso. A favore delle temporanee esigenze di manodopera va inquadrata la novità relativa alla «liberalizzazione» del primo contratto a termine (primo, cioè, tra lo stesso lavoratore e lo stesso datore di lavoro) per il quale non occorre una causa per giustificare il perché dell'instaurazione del rapporto a termine, anche se fatta tramite agenzia di lavoro (somministrazione a tempo determinato). La «liberalizzazione» è possibile purché il rapporto non superi i 12 mesi.

Flessibilità in uscita. Per quanto riguarda il secondo aspetto della riforma, quello relativo alla flessibilità in uscita, prende il via da oggi la disciplina sui licenziamenti individuali per motivi oggettivi (o economici). Infatti, le imprese possono ridurre il personale per una ragione inerente all'attività produttiva seguendo una procedura ad hoc che prevede, prima di tutto, la preventiva informazione alla direzione territoriale del lavoro e poi l'intimazione del licenziamento. Tuttavia, soltanto l'applicazione pratica e l'esame giudiziale che ne deriverà potranno dire se davvero l'obiettivo della maggiore flessibilità in uscita sia stato centrato. In base alle nuove norme il licenziamento va preceduto da una comunicazione del datore di lavoro alla dtl, finalizzata a un tentativo di conciliazione tra le parti e attraverso cui è dato arrivare a qualunque conclusione: alla rinuncia del licenziamento o anche alla sua conferma, per esempio, con la «risoluzione consensuale».

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