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Rogatoria: Liste evasori, più forza alla Gdf

del 14/07/2012
di: di Stefano Loconte e Giancarlo Marzo
Rogatoria: Liste evasori, più forza alla Gdf
L'inapplicabilità della disciplina sulla rogatoria internazionale ai documenti acquisiti all'estero dalla Gdf potrebbe agevolare l'acquisizione dei dati relativi alle liste di evasori (Vaduz, Falciani). Questo uno dei riflessi della sentenza della Corte di cassazione n. 27736 del 12 luglio scorso (si veda ItaliaOggi di ieri). Tale sentenza, ravvisando la sussistenza del cosiddetto fumus delicti (probabilità di effettiva consumazione del reato) per i reati di cui agli artt. 110 c.p. e 5 del dlgs n. 74/2000, ha confermato il sequestro preventivo di beni immobili, denaro e partecipazioni societarie riconducibili dell'amministratore di fatto di una società campana indagato, in concorso con l'amministratore formale, per il reato di omessa dichiarazione con imposta evasa superiore a euro 150 mila, misura precedentemente confermata con ordinanza del Tribunale della libertà di Napoli. Secondo quanto rilevato dalla Suprema corte, la documentazione estera acquisita dalla Guardia di finanza nell'ambito di un procedimento di accertamento fiscale (nella fattispecie conti bancari e altri atti esteri) avrebbe tout court natura di atto amministrativo e, conseguentemente, non sarebbe soggetta alla disciplina sulle rogatorie internazionali. Richiamando la sentenza n. 24653 del 15/06/2009, la Corte ha così confermato l'inapplicabilità della disciplina relativa all'utilizzabilità processuale dei documenti e atti assunti per rogatorie e, in particolare, della sanzione prevista dall'art. 729 c.p.p. L'utilizzabilità processuale degli atti e documenti acquisiti all'estero direttamente e autonomamente dall'amministrazione fiscale italiana, dunque, sarebbe viceversa da valutarsi esclusivamente alla stregua dei criteri stabiliti dagli artt. 234 e seguenti del codice di procedura penale, articoli, come noto, relativi ai criteri di ammissibilità della prova documentale nel processo penale. Il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 27736/2012, seppure astrattamente giustificabile dal punto di vista dell'opportunità, pare essere stato affermato in maniere troppo sbrigativa dalla Corte specie in considerazione delle problematiche che potrebbero insorgere da un'applicazione acritica e generalizzata dello stesso. La prima questione che un approccio sistematico al problema imporrebbe di affrontare (e risolvere) investe la verifica degli effetti dal punto di vista dell'utilizzabilità in un procedimento penale, amministrativo ovvero tributario, della documentazione acquisita da parte delle Autorità fiscali italiane in violazione dei canali convenzionali con l'Autorità estera (eventuali convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni in essere tra i due stati coinvolti, le direttive comunitarie ecc.). Infatti, quand'anche venisse confermata l'autenticità, sotto il profilo della provenienza ovvero del contenuto, della documentazione estera che si intende utilizzare nel procedimento penale, la stessa potrebbe risultare in ogni caso inutilizzabile in quanto acquisita in maniera completamente irrituale ossia al di fuori di ogni e qualsivoglia procedura internazionale di assistenza e, comunque, in aperta violazione del principio del contraddittorio atteso che l'indagato potrebbe non aver partecipato a tale attività né essere stato preventivamente informato. Il tutto, quindi, in chiara ed evidente violazione del diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Le informazioni ottenute per il tramite di procedure di scambio di informazioni sono utilizzabili in procedimenti giurisdizionali e non, solo allorché tale facoltà sia prevista nella specifica Convenzione internazionale tra i due Paesi e nel rispetto delle specifiche procedure previste. Provocatoriamente, si potrebbe affermare che, nel caso, le Fiamme gialle potrebbero aver commesso un treaty abuse. Da ultimo, specie in considerazione dei noti eventi alla ribalta delle cronache degli ultimi anni relativi alle note Liste Vaduz e Falciani, non può escludersi che i documenti che si intendono utilizzare processualmente siano stati acquisiti illecitamente dalle stesse Autorità estere e in seguito trasmessi alle Autorità dei Paesi Ue in ottemperanza alla direttiva sullo scambio di informazioni n. 77/799/Cee. Nel diritto italiano, come noto, vige una norma che ha introdotto un principio generale di inutilizzabilità della prova illecita: gli elementi indiziari e probatori acquisiti in violazione dei più elementari diritti dei cittadini sono inutilizzabili dal punto di vista processuale. Trattasi evidentemente dell'art. 191 del codice di procedura penale a tenore del quale le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate. Un ritorno sulla tematica in maniera completa ed esauriente da parte della Cassazione potrebbe contribuire a sciogliere i dubbi.

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