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L'aumento dell'Iva è scongiurato. Almeno per ora

del 10/07/2012
di: Franco Ricca
L'aumento dell'Iva è scongiurato. Almeno per ora
Scongiurato, almeno per il momento, un nuovo rincaro dell'Iva: l'aumento delle aliquote, previsto per ottobre prossimo, è stato infatti congelato fino alla prossima estate. Per cancellare del tutto il rischio, servono però 6,5 miliardi all'anno di entrate alternative, che dovranno essere conseguite attraverso la stretta sulla dispersione fiscale, ossia dalla riforma delle deduzioni, detrazioni e dei regimi di favore tributari e assistenziali. In caso contrario, toccherà all'Iva tappare il buco con un «minuetto» delle aliquote ordinaria e intermedia, che salirebbero di due punti ciascuna a luglio 2013, per poi scendere di un punto nel 2014 e attestarsi così, a regime, rispettivamente al 22 e all'11%. Sono le novità contenute nell'art. 21 del decreto sui tagli alla spesa pubblica (dl n. 95/2012), che ha modificato, per la seconda volta, il quadro prospettico sulle aliquote Iva delineato dall'art. 40 del dl n. 98/2011. Questa disposizione, in seguito alle modifiche apportate dal dl n. 201/2011, prevedeva che dal 1° ottobre 2012 l'aliquota Iva ordinaria passasse dal 21 al 23% e quella intermedia dal 10 al 12%, mentre un ulteriore incremento di 0,5 punti sarebbe scattato da gennaio 2014; per evitare gli aumenti, sarebbe stato necessario che entro il 30 settembre 2012 entrassero in vigore provvedimenti legislativi di riforma fiscale e assistenziale capaci di generare risorse non inferiori a poco più di 13 miliardi per il 2013 e a 16,4 miliardi dal 2014. La «spending review» ha consentito di rinviare e rimodulare l'intervento sulle aliquote e di rivedere al ribasso la stima delle risorse necessarie per evitarlo del tutto. In particolare, la riformulazione dell'art. 40, comma 1-ter, del dl n. 40/2011, ad opera dell'art. 21 del dl n. 95/2012, prevede:

- il differimento al 1° luglio 2013, e fino al 31 dicembre 2013, dell'aumento dell'aliquota ordinaria dal 21 al 23% e dell'aliquota intermedia dal 10 al 12%;

- con effetto dal 1° gennaio 2014, la riduzione di un punto di entrambe le aliquote, che vengono quindi stabilizzate nella misura del 22 e dell'11%.

Le suddette variazioni, in base al comma 1-quater del medesimo art. 40, come modificato dal dl n. 95/2012, rimangono condizionate all'esito della riforma fiscale: non si applicheranno, infatti, se entro il 30 giugno 2013 entreranno in vigore «provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale, aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell'indebitamento netto, non inferiori a 6.560 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013». Grazie ai tagli alla spesa, dunque, si può tirare un po' il fiato sul versante della principale imposta sui consumi, l'aumento della quale potrebbe deprimere ulteriormente gli acquisti e alimentare la spirale recessiva, con effetti negativi sulle stesse entrate tributarie. Questo, almeno, allo stato dell'arte. Il messaggio del governo, infatti, è esplicito: il fantasma dell'innalzamento dell'Iva, per adesso allontanato, tornerà a materializzarsi se l'alternativa dei tagli dovesse fallire.

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