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Responsabilità: Professionisti, meglio cautelarsi

del 06/07/2012
di: di Celeste Vivenzi
Responsabilità: Professionisti, meglio cautelarsi
Una sentenza della Corte di cassazione diventa un invito per i consulenti del lavoro a tutelarsi nello svolgimento della professione.

Con la sentenza n. 7644 del 27 febbraio 2012 la terza sezione penale della Corte di cassazione è intervenuta in tema di responsabilità del consulente per omissione e falsità di registrazioni o denunce obbligatorie (nel caso di specie un datore di lavoro aveva assunto alle proprie dipendenze alcuni lavoratori extracomunitari che, in luogo della retribuzione per lavoro straordinario, venivano retribuiti attraverso l'elargizione di rimborsi spese). La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del professionista e ha stabilito che la sua condotta sia da sanzionare a norma dell'art. 37 della legge n. 689 del 24/11/1981 (Omissione o falsità di registrazione o denuncia obbligatoria) che recita: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l'omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente». La sentenza, vista da un certo punto di vista, è positiva in quanto la Corte ha ritenuto il comportamento del professionista non punibile con il ben più grave delitto previsto per la truffa. Senza entrare nel merito della sentenza, appare comunque importante per i professionisti, al fine di poter contrastare eventuali azioni penali, essere in grado di documentare in forma scritta che i dati registrati in busta paga provengono dal datore di lavoro e non, per esempio, da un mero scambio verbale tra i soggetti interessati. In molte situazioni infatti la tipicità del rapporto esistente tra consulente e datore di lavoro porta a sottovalutare l'importanza di quanto sopra esposto ma, visto e considerato le possibili conseguenze, sarebbe meglio correre ai ripari e rendere il rapporto in questione sempre più professionale.

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