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Per la confisca si accerti se l'entrata è illecita

del 06/07/2012
di: Debora Alberici
Per la confisca si accerti se l'entrata è illecita
Non scatta responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi della «231» solo perché l'azienda ha male adempiuto agli obblighi contrattuali, anche se fin dall'inizio sapeva di non possedere una struttura adeguata. Ai fini della responsabilità e della confisca è infatti necessario accertare il carattere illecito delle «entrate».

Intervenendo sulla questione dei rifiuti in Campania, la Corte di cassazione, sentenza n. 26188 del 5 luglio 2012, ha fornito questo interessante chiarimento.

Dunque la sesta sezione penale ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Napoli contro il dissequestro di ingenti somme di denaro appartenente a un'Ati che aveva sottoscritto un contratto con la pubblica amministrazione per lo smaltimento dei rifiuti ben sapendo, aveva ricostruito l'accusa, di non poter prestar fede fino in fondo agli impegni presi.

Ma, ha sancito il Tribunale delle Libertà campano e ora anche la Suprema corte, ai fini dell'imputabilità per un dei reati previsti dal dlgs 231 del 2001 è necessario qualcosa di più. Insomma i giudice, il suo compito si fa arduo, deve accertare che oltre al grave e cosciente inadempimento contrattuale la società abbia ricavato dall'affare anche un profitto illecito. Cosa che non può dirsi se, a monte, il contratto era lecito.Sul punto gli Ermellini, condividendo in pieno le valutazioni fatte dai giudici di merito, hanno messo nero su bianco che «il punto su cui il Tribunale ha insistito, senza sottrarsi a un esame anche analitico degli elementi non valutati in precedenza e della consulenza tecnica, è che, pure nel suddetto quadro istruttorio allargato, non si è riusciti a superare il limite dell'inaccettabile assimilazione del cattivo adempimento della prestazione contrattuale al carattere penalmente illecito delle entrate da essa derivanti. Anche facendo una valutazione delle nuove dichiarazioni inserendole nel contesto globale, sottolinea testualmente il Tribunale, a conferma del carattere complessivo del suo accertamento, «non vi è alcun rilevante nuovo apporto» ai fini che qui interessano».Inutile quindi la tesi dell'accusa secondo cui il comportamento dei manager dell'Ati coinvolti nella vicenda dei rifiuti a Napoli era stato caratterizzato da «evidenti profili di fraudolenza sia nella fase di aggiudicazione dell'appalto, nella quale si era fatto ricorso a una serie di artifizi documentali per accreditare il possesso di requisiti necessari ad aggiudicarsi l'appalto».

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