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Imposte dovute: Case all'estero, l'Imu è al lordo

del 03/07/2012
di: di Duilio Liburdi
Imposte dovute: Case all'estero, l'Imu è al lordo
La soglia dei 200 euro per il pagamento dell'Imu estera è da assumere al lordo delle imposte scomputabili in quanto pagate all'estero e non su quanto risulta da versare. E indipendentemente dalle quote e dal periodo di possesso. Le imposte estere, peraltro, vanno assunte secondo il principio di cassa e dunque in relazione a quanto pagato nel 2011. Inoltre, ai fini della determinazione della base imponibile per l'imposta estera negli Stati ove il valore catastale non è perfettamente sovrapponibile al criterio italiano dovrà essere assunto il costo di acquisto ovvero il criterio utilizzato per l'Imu italiana. E' questo il caso, ad esempio, della Francia.

Sono questi alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare dell'agenzia delle entrate n. 28 di ieri, con la quale l'amministrazione finanziaria ha dato, a pochi giorni dalla prima scadenza di versamento, le proprie indicazioni sulle imposte dovute in relazione ad immobili ed attività finanziarie detenute all'estero. Peraltro, l'agenzia delle entrate ha opportunamente predisposto delle tabelle allegate alla circolare nelle quali vengono riepilogate le modalità di identificazione della base imponibile sugli immobili e le imposte scomputabili.

Imposta sugli immobili esteri. Tra i due “prelievi” relativi ai beni detenuti all'estero, sicuramente quello relativo agli immobili rappresenta il più diffuso e, forse, il più problematico. Il primo chiarimento da segnalare riguarda i soggetti passivi del nuovo tributo tra i quali viene escluso il nudo proprietario dell'immobile demandando dunque il prelievo all'usufruttuario. L'imposta viene applicata su una base imponibile che è, di fatto, rappresentata da:

- costo di acquisto per gli immobili fuori UE e SEE;

- valore catastale per gli immobili UE e SEE con scambio di informazioni.

Proprio con riferimento a questo secondo aspetto, erano molto attesi i chiarimenti dell'agenzia con particolare rilievo agli immobili siti in Francia. Il principio seguito dall'amministrazione finanziaria è quello legato alla comparabilità dei valori. Nella sostanza, si afferma nel documento di prassi, non è possibile utilizzare ai fini dell'Imu estera un valore che esprima il reddito medio ordinario dell'immobile a meno che la legislazione estera non preveda l'applicazione di meccanismi di rivalutazione e moltiplicazione analoghi a quelli italiani. Quindi, proprio in relazione alla Francia, viene affermato come, in ragione del fatto che il valore locativo preso come riferimento per la tax fonciere è ridotto del 50 per cento, la base imponibile per il prelievo in Italia deve essere considerata il costo di acquisto o in assenza il valore di mercato ovvero, a scelta del contribuente, il valore che si ottiene moltiplicando il reddito medio ordinario previsto dalla legislazione locale per i valori Imu. Di fatto, l'impressione che si ricava dalla interpretazione della circolare è che l'agenzia delle entrate, con riferimento alla Francia, si sia “accorta” che l'assunzione di una base imponibile identica a quella estera avrebbe comportato un assenza di versamento da parte praticamente di tutti i proprietari. Invece, prendendo come riferimento il costo di acquisto od il valore catastale “misto” una base imponibile potrebbe comunque emergere. Sul punto, va anche segnalato come la franchigia di 200 euro opera sul risultato “lordo” e non in termini di imposta da versare. Tale indicazione è in linea con la norma ed il provvedimento ma non con le istruzioni al modello Unico. Posto che dall'imposta lorda italiana è possibile scomputare le imposte estere, la circolare assume un criterio semplificatorio affermando come lo scomputo in questione è riferito ai pagamenti effettuati nel 2011.

Imposta sulle attività finanziarie. La seconda parte della circolare è dedicata ad illustrare le regole per l'applicazione dell'imposta sulle attività finanziarie anch'essa introdotta con il decreto legge di fine anno 2011. Un primo chiarimento riguarda le stock option che sono assoggettate al prelievo unicamente se si tratta di diritti cedibili. Un aspetto particolare di tale prelievo riguarda i conti correnti ed i libretti di risparmio detenuti nella UE o in paesi SEE. In questo caso, infatti, il prelievo è quello fisso di 34,20 euro a condizione, peraltro, che la giacenza media annuale non sia stata superiore a 5 mila euro tenendo conto di tutti i rapporti che sono intestati al contribuente. Laddove i rapporti siano cointestati, al fine della determinazione del limite di 5 mila euro, si tiene conto degli ammontari riferibili pro quota al medesimo contribuente. In merito alla identificazione delle ipotesi che scontano il prelievo, l'elenco contenuto nella circolare ricorda molto l'elenco già evidenziato dall'agenzia delle entrate ai fini della compilazione del quadro RW e, dunque, in linea di principio, scontano il prelievo anche i finanziamenti infruttiferi erogati a favore di soggetti esteri. Il richiamo, infatti, è ad ogni attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

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