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Per il fisco l'auto aziendale non è necessaria

del 30/06/2012
di: di Andrea Bongi
Per il fisco l'auto aziendale non è necessaria
Le autovetture sono indispensabili per l'imprenditore ed il libero professionista ma non per il fisco. Dal periodo d'imposta 2013, con obbligo di ricalcolo anticipato degli acconti dovuti, la presunzione assoluta di utilizzo promiscuo delle vetture utilizzate nell'attività d'impresa e di lavoro autonomo e di conseguente deducibilità limitata, sale infatti dall'attuale 60 al 72,5%. La nuova ed ulteriore modifica al tormentato regime di deducibilità delle autovetture contenuta nell'articolo 164 del Tuir è opera della riforma del mercato del lavoro (cosiddetta riforma Fornero).

Secondo il legislatore fiscale l'uso delle autovetture nelle attività d'impresa e di lavoro autonomo è dunque assolutamente marginale tanto da mettere in seria discussione la convenienza all'acquisto di tali beni nell'ambito delle suddette attività.

Dal periodo d'imposta 2013 la deducibilità delle autovetture aziendali utilizzate come beni strumentali da imprese e lavoratori autonomi scenderà al 27,5% mentre per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti la misura della deduzione passerà dal 90 al 70%.

Restano fuori dalle nuove limitazioni le autovetture utilizzate dagli agenti e rappresentanti di commercio la cui percentuale di deducibilità resterà ancorata all'attuale 80%.

Considerato che le modifiche apportate dalla riforma Fornero all'articolo 164 del Tuir non interessano i limiti di valore delle autovetture oltre il quali l'intera spesa di acquisto è totalmente indeducibile, lo scenario che si prefigura dal 2013 è il seguente: deducibilità limitata al 27,5% del costo di acquisto non superiore a 18.075,99. Tradotto in termini monetari ciò significa che l'imprenditore o il professionista che decide di acquistare, sia in proprietà che in locazione finanziaria, una autovettura del valore non inferiore al limite di cui sopra, quale bene strumentale per l'esercizio della sua attività potrà dedurre, al massimo, euro 4.970,89 nell'arco dell'intero periodo di ammortamento fiscale consentito (quattro-cinque anni).

Le novità introdotte dalla riforma del mercato del lavoro faranno calare anche l'appeal dei noleggi auto. Anche in questi casi infatti la riduzione dal 40 al 27,5% della quota deducibile farà ridurre drasticamente la quota annuale deducibile dalle attuali 1.446,08 euro (40% di 3.615,20) a 994,18 (27,5% di 3.615,20).

I nuovi limiti di deducibilità fiscale sopra esaminati si porranno in contrasto con il regime di detraibilità dell'Iva corrisposta sia sul costo di acquisto dell'autovettura che su quelli di mantenimento per i quali, almeno per ora, resta invariata la percentuale di detrazione del 40%.

Le modifiche alle percentuali di deducibilità delle autovetture sopra esaminate sono destinate anche a complicare i calcoli delle minusvalenze/plusvalenze fiscalmente rilevanti da imputare al reddito d'impresa e di lavoro autonomo nell'esercizio di cessione di detti beni strumentali. La quota rilevante fiscalmente di tali componenti reddituali dovrà infatti essere parametrata alla correlata deducibilità del veicolo durante il periodo di permanenza nell'impresa o nello studio professionale tenendo conto della variazione della percentuale di deduzione intervenuta nel corso del periodo stesso.

La diminuzione della deducibilità delle auto o meglio, l'aumento della presunzione di uso promiscuo delle stesse, si scontra anche con la nuova disciplina antielusiva relativa ai beni d'impresa concessi in godimento ai soci e familiari dell'imprenditore.

Aumentando la presunzione di uso promiscuo dell'auto, che è bene ricordare è presunzione assoluta che non ammette prova contraria, sarà sempre più difficile per il fisco dimostrare l'uso extra aziendale di tali beni da parte dei soci o familiari dell'imprenditore.

Oltre alle considerazioni sopra esposte non si può non criticare l'intervento in ambito tributario operato da una norma di natura prettamente extrafiscale come quella relativa alla riforma del mercato del lavoro. Ai sensi del secondo comma dell'articolo 2 della legge n. 212/2000 (cosiddetto statuto dei diritti del contribuente) «le leggi e gli atti aventi forza di legge che non hanno un oggetto tributario non possono contenere disposizioni di carattere tributario, fatte salve quelle strettamente inerenti all'oggetto della legge medesima». Circostanza quest'ultima che non pare riconducibile alla riforma del mercato del lavoro che sulla deducibilità fiscale delle auto aziendali sembra davvero aver poco da spartire.

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