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Lavoratori: La cassa integrazione sarà Fai-da-te

del 29/06/2012
di: di Daniele Cirioli
Lavoratori: La cassa integrazione sarà Fai-da-te
Fine dello stato assistenziale. Se mancano i soldi, l'Inps non pagherà più le prestazioni ai lavoratori. Tradotto in pratica, le imprese dovranno accollarsi in pieno gli oneri di finanziamento dei sussidi a sostegno del reddito dei lavoratori. A stabilirlo è il ddl Fornero di riforma del mercato del lavoro, nella parte in cui completa la disciplina sulle tutele a favore dei lavoratori in costanza di rapporto di lavoro (integrazione salariali) con introduzione di nuovi fondi bilaterali. Fondi che andranno istituiti presso l'Inps e che dovranno garantire il pareggio di bilancio. Pertanto, l'aliquota contributiva (un terzo a carico lavoratori e due terzi a carico azienda), sarà soggetta a un costante adeguamento e, in assenza di adeguamento, l'Inps è obbligato a non erogare le relative prestazioni (quelle non coperte finanziariamente).

Le tutele in costanza di lavoro. La riforma riscrive il welfare, poggiandolo su due gambe (si veda ItaliaOggi di ieri). Da una parte le tutele fuori rapporto di lavoro (disoccupazione), dall'altra quelle in costanza di rapporto di lavoro. L'entrata a regime ci sarà dal 1° gennaio 2016 e durante i prossimi tre anni si assisterà al graduale passaggio alla nuova disciplina, con abbandono delle attuali prestazioni. Sul versante delle tutele in costanza di rapporto di lavoro, la riforma conferma la vigente disciplina della cassa integrazione, anche quella in deroga, e introduce la cornice giuridica per l'istituzione di fondi di solidarietà settoriali a cui demanda l'erogazione delle prestazioni di integrazioni salariali nei settori che oggi non vengono raggiunti dalla cig.

Estensione cigs a regime. In primo luogo, la riforma estende in via definita l'ambito di applicazione della cigs ai settori già interessati da tali estensioni, ma con norme transitorie. Si tratta, in particolare di:

a) imprese esercenti attività commerciali con più di 50 dipendenti;

b) agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti;

c) imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti;

d) imprese del trasporto aereo a prescindere dal numero di dipendenti;

e) imprese del sistema aeroportuale a prescindere dal numero di dipendenti.

Settore portuale. In secondo luogo, la riforma istituisce l'erogazione a regime, dal 1º gennaio 2013, dell'indennità di mancato avviamento nel settore portuale, introdotta dal dl n. 185/2008 (anticrisi) e prorogata più volte, da ultimo fino al 2012 dalla legge n. 183/2011 (legge stabilità). L'indennità è pari a 1/26 del trattamento massimo mensile di cigs e spetta:

  • per ogni giornata di mancato avviamento al lavoro;

  • per le giornate di mancato avviamento al lavoro che coincidano, in base al programma, con le giornate definite festive, durante le quali il lavoratore sia risultato disponibile.

    I nuovi Fondi di bilateralità. Novità assoluta della riforma è l'istituzione dei fondi di solidarietà bilaterali per i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, ordinaria o straordinaria, al fine di assicurare ai lavoratori una tutela nei casi di riduzione o sospensione dell'attività lavorativa. Le causali previste per l'intervento di tali nuovi fondi, infatti, sono le stesse previste per l'intervento delle integrazioni salariali (ordinarie e straordinarie). I fondi vanno costituiti dalle parti sociali (imprese e lavoratori), entro sei mesi dall'entrata in vigore della riforma, nel qual caso assumono denominazione di «fondi di solidarietà bilaterali». Qualora entro il 31 marzo 2013 la contrattazione collettiva non istituito i fondi, al compito provvederà il ministro del lavoro; in tal caso assumeranno la denominazione di «fondi di solidarietà residuali». Infine, è facoltà delle parti sociali istituire «fondi di solidarietà alternativi» per assicurare forme di sostegno ai lavoratori non coperti dalla tutela cassa integrazione guadagni nei casi di riduzione o di sospensione dell'attività lavorativa. La riforma detta la disciplina dei nuovi fondi stabilendo, tra l'altro, il finanziamento a carico dei datori di lavoro (due terzi) e dei lavoratori (un terzo), nonché un contributo addizionale (1,5%) a carico del datore di lavoro che ricorra a sospensioni o riduzioni dell'attività lavorativa. I nuovi fondi, inoltre, dovranno assicurare il pareggio di bilancio; a tal fine l'aliquota contributiva sarà soggetta a continuo adeguamento e, in assenza di adeguamento, l'Inps è tenuto a non erogare la quota di prestazione in eccedenza.

    Fondi preesistenti. Infine, per i fondi di solidarietà esistenti (fondi per i settori sprovvisti del sistema di ammortizzatori sociali, incluse Poste italiane; fondi settore trasporto aereo; fondi settore trasporto ferroviario), la riforma prevede l'adeguamento entro il 30 giugno 2013.

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