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Professioni non regolamentate con pari dignità

del 28/06/2012
di: di Vittorio Bellagamba
Professioni non regolamentate con pari dignità
L'Ancot Associazione nazionale consulenti tributari ha presentato al Senato un documento per spiegare la propria posizione in merito ad alcuni aspetti del Disegno di legge A.S. 3270 «Disposizioni in materia di professioni non regolamentate in Ordini o Collegi». Il presidente nazionale Arvedo Marinelli in occasione del Convegno nazionale di Bologna dello scorso 18 maggio aveva sottolineato l'apprezzamento per il lavoro svolto dalla Camera dei deputati, plaudendo all'approvazione del disegno di legge avvenuta con ampia maggioranza. Intendiamo ringraziare, inoltre, la X Commissione del Senato per l'attenzione posta alle problematiche delle professioni non regolamentate e formuliamo l'augurio per una rapida disamina ed approvazione del disegno di legge A.S. 3270. Gli esperti dell'Ancot Riuniti a Roma per predisporre il documento consegnato al Senato hanno sottolineato come «il Governo ha dimostrato attenzione alla problematica delle professioni con l'emanazione di norme volte all'ammodernamento del sistema degli Ordini professionali (Legge n. 148 del 14 settembre 2011), il Parlamento, con questo disegno di legge, allo stesso modo ha avviato l'iniziativa legislativa intesa a: far emergere le professioni non regolamentate e le nuove professioni, attraverso la rappresentanza in associazioni; informare e tutelare l'utente consumatore con la vigilanza e la certificazione dei servizi forniti; rendere possibile la libera circolazione dei professionisti in Europa in un sistema di concorrenza; ridurre in modo sensibile i costi dei servizi e aumentarne la qualità; creare una competizione nel settore dei servizi professionali, dando origine all'avvicendarsi di accadimenti virtuosi che porteranno grandi vantaggi all'occupazione, soprattutto giovanile». La proposta di legge prende atto di una situazione già in essere nel mondo delle professioni non riconducibili ad Albi o Collegi quali: i grafici, i pubblicitari, gli informatici, i tributaristi, gli amministratori di condominio, i traduttori, i designer, i consulenti assicurativi, i giuristi di impresa, gli operatori bio naturali e tanti altri. «Con l'A.S. 3270, oggi all'esame di questa Commissione», si legge nel documento, «il legislatore propone un sistema aperto, flessibile e rispondente alle esigenze di rafforzamento della competitività dando la possibilità a tanti professionisti di poter operare anche a livello europeo». Gli esperti dell'Ancot formulano quindi un giudizio positivo del testo: «Ci pare di poter condividere ampiamente l'impostazione normativa che, accogliendo il principio della concorrenza fortemente voluto dall'Europa e fissata dall'agenda di Lisbona, riesce ad armonizzare l'esigenza dell'affidabilità operativa del professionista con la tutela del consumatore. Duplice è, quindi, l'importanza dell'intervento legislativo in itinere: da un lato attua un sistema d'identificazione delle professioni non regolamentate ed emergenti, attraverso anche un fattore di “rappresentanza” (le Associazioni) che potrà assumere sempre maggior rilevanza a garanzia della qualità dei servizi forniti e d'altro lato potrà ripristinare equità e giustizia permettendo, anche a queste professioni, una regola per la libera circolazione in Europa, ad oggi negata. La norma, infatti, attraverso un sistema di verifica dei requisiti professionali, un sistema di codici deontologici liberamente accettati, un sistema di certificazione della formazione e dell'aggiornamento professionale, è garanzia per il consumatore e recepisce i principi dettati dall'Europa. Infine, il progetto legislativo interviene in maniera positiva a fornire all'utente consumatore la giusta informativa sulle professioni non regolamentate e sui professionisti che le esercitano, ponendo fine alle molteplici diatribe recentemente oggetto anche di sentenze della Suprema Corte di cassazione». Il documento, inoltre, contiene un'attenta analisi sulla figura e sul ruolo stesso del consulente tributario sulla base delle normative vigenti. «Il consulente tributario è quel libero professionista che svolge abitualmente - l'attività di consulenza fiscale e societaria, di redazione del bilancio, di tenuta delle scritture contabili, di formazione delle dichiarazione dei redditi e di tutti gli adempimenti connessi» si legge nel documento «e in questa sede, ci sembra opportuno porre all'evidenza dei membri della X Commissione due questioni. Con riferimento alla nozione di professione intellettuale, va evidenziato come sia destituito di fondamento quanto sostenuto dal Cup nell'audizione del 20 giugno scorso, secondo cui il professionista intellettuale si distinguerebbe per aver superato l'esame di Stato. Ovviamente, la realtà risiede altrove. Infatti, il nostro codice civile fa rientrare le professioni c.d. protette vale a dire quelle per cui è previsto uno specifico esame di abilitazione nella categoria delle libere professioni intellettuali, non esaurendola però: si veda quanto chiaramente disposto dall'art 2231 c.c., secondo cui «Quando l'esercizio di un'attività professionale è condizionato all'iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione». È evidente, quindi, come per professionista intellettuale possa ben intendersi colui che svolge abitualmente l'attività con prevalenza del lavoro d'opera intellettuale, che assume una obbligazione di mezzi caratterizzata dal c.d. Intuitus personae, ma che non sia iscritto in albi o elenchi. Relativamente alla professione di consulente tributario, da sempre c'è chi ha tentato di qualificarla come illegittima se non addirittura abusiva, e questo, nonostante la Corte costituzionale abbia sgombrato il campo da ogni equivoco nel lontano 1996, con la famosa sentenza n. 418 del 27 dicembre. La Consulta - chiamata a vagliare la legittimità costituzionale delle norme disciplinanti la professione di ragioniere e di dottore commercialista - ha così stabilito «le questioni sono prive di fondamento, in quanto le norme delegate denunciate possono essere interpretate in senso conforme ai principi e ai criteri direttivi fissati nella legge delega, anche perché l'interprete è tenuto a scegliere, tra le varie interpretazioni in astratto possibili, quella che non si pone in contrasto con la Costituzione». «In buona sostanza», prosegue il documento, «la professione del dottore commercialista e dell'esperto contabile, sebbene professione protetta, non annovererà alcuna prestazione esclusiva. Sicché, ciò che di norma fa il dottore commercialista può liberamente farlo chiunque. Tale ricostruzione è stata fatta propria dalla unanime giurisprudenza di legittimità e anche da quella amministrativa. A titolo esemplificativo, si evidenzia quanto sostenuto dal Tar Lazio con la sentenza n. 3122 del 25/3/09, dove si dice che «La peculiarità della fattispecie è data dal fatto che le attività tipiche svolte dai dottori commercialisti e dagli esperti contabili non sono espressamente riservate loro dalla legge». Infine, proprio recentemente, le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 11545/2012 hanno inequivocabilmente disposto che 1) le materie che la legge attribuisce ai dottori commercialisti e agli esperti contabili non sono riservate loro in via esclusiva, ma sono semplicemente individuate come di competenza specifica; 2) i consulenti tributari possono dunque legittimamente svolgere la professione in maniera continuativa, organizzata e remunerata; 3) considerato però che la professione di dottore commercialista e di esperto contabile è ritenuta protetta dalla legge e sottoposta al controllo dell'ordine di appartenenza, coloro che svolgono l'attività di consulente tributario (rectius: consulenza aziendale e fiscale, tenuta delle contabilità, redazione dei bilanci, dichiarazioni fiscali ecc.) debbono evidenziare che operano in forza di titoli diversi dall'abilitazione professionale, anche per esperienza personale comunque acquisita». Nelle conclusioni del documento sottoscritto dal presidente Arvedo Marinelli si legge: «Anche la relazione programmatica 2012 del ministero delle politiche comunitarie prevede di riconoscere nuove figure professionali in linea con le scelte dell'Unione europea. L'approvazione del progetto di legge diventa un atto dovuto per il riconoscimento di figure professionali non regolamentate che il mercato globale ha accolto, collaudato, ed avallato da anni. Il sistema paese dall'approvazione di questo disegno di legge acquisirebbe un notevole impulso nel segno di una maggiore competitività nel mercato interno e in quello europeo; con la prevista certificazione Uni delle Associazioni si fornirebbe un maggiore elemento di tutela e trasparenza per l'utente consumatore; i professionisti acquisirebbero una maggiore tranquillità operativa attraverso la partecipazione a forme di aggregazione associativa riconosciuta; non si creerebbe alcuna contrapposizione con l'attuale sistema Ordinistico non intaccando minimamente le attività riservate».
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