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Mercato del Lavoro: Non c'è più il posto fisso

del 28/06/2012
di: di Simona D'Alessio
Mercato del Lavoro: Non c'è più il posto fisso
Sette contratti di lavoro su dieci a termine, e riguardanti profili professionali di medio-basso livello e a carattere stagionale (braccianti agricoli, manovali, commessi e collaboratori domestici), soltanto il 18,9% dei rapporti attivati a tempo indeterminato, mentre l'8,5% sono collaborazioni e il 2,8% nuovi apprendisti. Ricorso record al Sud alle assunzioni di breve durata: 77,7% in Puglia, 73% in Calabria, 72% in Sicilia. È, invece, la Lombardia la regione con la percentuale più elevata di personale stabile, con il 25% di modelli stipulati sine die. L'affresco del mercato del lavoro italiano nel 2011 proviene dal primo rapporto sulle comunicazioni obbligatorie, presentato ieri a Roma: lo scorso anno sono stati sottoscritti 10,3 milioni di contratti, lo 0,2% in più rispetto a quanto registrato nei dodici mesi precedenti (quasi equamente distribuiti fra i sessi, poiché 5 milioni 183 mila 605 hanno interessato gli uomini, 5 milioni 146 mila 073 le donne). La quota più consistente (il 41%) degli avviamenti si è concentrata nelle Regioni del Nord (4 milioni 232 mila 795), il Mezzogiorno ne ha assorbiti poco più del 35% (3 milioni 63 mila 364) e il Centro, con 2 milioni 458 mila 855 , pari al 23,8%; nel periodo 2010 - 2011 sono stati registrati circa 173 mila rapporti di lavoro in più (+1,7%), mentre tra il 2009 e il 2010 la crescita delle contrattualizzazioni ammontava a +4,5% (ulteriori 439 mila rapporti lavorativi; è interessante osservare come nel 2009-2010 la maggior parte dell'incremento totale sia imputabile alla componente maschile (+5,8% contro il +3,2% delle donne), però tra il 2010 e il 2011 sono decollate le chance «rosa» (+2,5%), a scapito del «sesso forte» (+0,9%).

Secondo il dossier di via Veneto, poi, il settore produttivo che ha accolto più dipendenti, o parasubordinati nella nostra penisola è stato il terziario che, da solo, è stato in grado di attrarre i tre quarti del totale dei nuovi occupati (circa il 71%), a cui seguono industria (15,5%) e agricoltura (13%). Circa il 30% dei rapporti cessati è durato meno di un mese (il 13% è stato attivato per un unico giorno ed è accaduto prevalentemente nel comparto scolastico e nel turismo) e in particolare quattro formule a tempo determinato su 10 esauritesi a fine 2011, non hanno oltrepassato i dodici mesi; fra le ragioni dell'interruzione quelle richieste dal lavoratore sono state pari al il 17-19% del totale (1,6 milioni di persone). Quanto ai contratti a tempo indeterminato, le cessazioni sono passate dal 29,8% del I trimestre del 2009 al 17,5% del IV trimestre dell'anno passato, mentre le collaborazioni concluse sono salite dal 7,5% del III trimestre del 2009 al 9,2% del II trimestre del 2010, e per i lavoratori in apprendistato la media di chiusura è del 3%. Male, infine, la componente straniera, che ha visto la fine della propria esperienza occupazionale con valori che variano tra il 15,3% del II trimestre 2009 e il 20,4% del III trimestre del 2011.

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