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Accesso al credito sempre più personalizzato

del 23/06/2012
di: Roberto Miliacca
Accesso al credito sempre più personalizzato
Accesso al credito sempre più personalizzato per le aziende. La crisi sta spingendo il sistema bancario a rivedere i propri parametri di valutazione del rischio credito, il cosiddetto rating, che risalgono a un periodo antecedente alla crisi, per renderli più flessibili e aderenti all'attuale realtà economica. In queste settimane in sede Abi, per esempio, si sta discutendo su come vadano valutati i sempre più frequenti ritardi nei pagamenti che subiscono le aziende italiane, che stanno mettendo a repentaglio la solvibilità dell'impresa e soprattutto l'accesso al credito bancario. «Quelle regole avevano un senso in un'economia che cresceva. Il tema del rating però oggi va riaffrontato e adattato a una realtà economica anticiclica», ha spiegato Bruno Bossina, direttore marketing small business di Intesa Sanpaolo, intervenendo ieri a Napoli a Credito Oggi, convegno organizzato da ItaliaOggi e dall'Ordine dei dottori commercialisti di Napoli, in collaborazione con Business Insieme e Intesa Sanpaolo. Bossina ha spiegato quindi come il suo istituto, per venire incontro all'emergenza credito, sta adottando parametri di valutazione del rischio credito che tengono conto solo in parte del bilancio dell'azienda (circa il 10% della valutazione); per la restante parte si dà più peso alla cosiddetta componente andamentale e alla «storia e solidità patrimoniale dell'imprenditore», cioè ai comportamenti aziendali che spesso non emergono dal bilancio ma da un rapporto più stretto e fiduciario tra banca, impresa e professionista. «La crisi ha evidenziato che per supportare le pmi è necessario fare rete con le associazioni di categoria, i commercialisti, i consulenti del lavoro», ha aggiunto Bossina. «Le banche non possono fare tutto da sole, perché non hanno la completezza di informazioni necessarie per valutare correttamente le imprese. La nostra sfida è far comprendere alle pmi che siamo al loro fianco nella condivisione di problemi e soluzioni». «Dialogare in modo trasparente e costruttivo con le imprese è una necessità per le banche, ma è sempre più condivisa anche dagli imprenditori», gli ha risposto Achille Coppola, presidente dell'ordine dei dottori commercialisti di Napoli. «E in questo un ruolo centrale lo assumono i commercialisti che sono da sempre al fianco delle imprese. Per rilanciare l'imprenditoria è anche necessario ricorrere a strumenti collaterali di garanzia come i Confidi, ancora poco utilizzati dalle imprese». Secondo Giuseppe Castagna, direttore generale del Banco di Napoli e direttore regionale di Intesa Sanpaolo per la Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, c'è bisogno anche di altro. «Noi abbiamo proposto che le imprese si capitalizzino, per esempio deliberando un aumento del capitale sociale», ha detto Castagna. «Questo consentirebbe loro di essere ancora più affidabili e di avere accesso a un maggior credito. Purtroppo, invece delle 50 mila aziende che hanno aderito alla moratoria, solo 50 hanno puntato sulla capitalizzazione, spostando i risparmi dell'imprenditore sull'istituto di credito che eroga il prestito, e rafforzando così la garanzia».

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