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Società, i benefits rischiano la doppia imposizione

del 19/06/2012
di: Norberto Villa
Società, i benefits rischiano la doppia imposizione
Per gli acconti tutto può essere rimandato a novembre, i benefits mantengono per la loro determinazione i valori forfettari (per i dipendenti e probabilmente per gli amministratori). Queste le notizie positive che giungono con la circolare delle Entrate n. 24 del 15 giugno 2012 (si veda ItaliaOggi del 16 giugno) che però non supera le maggiori perplessità che la norma solleva. In primis il rischio che un'applicazione acritica delle regole introdotte porti ad una doppia tassazione della medesima fattispecie reddituale.

La norma. L'articolo 2, commi da 36 terdecies a 36-duodevicies del dl 138/2011 ha previsto che, nell'ipotesi in cui i beni relativi all'impresa vengano concessi in godimento a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che caratterizzano il mercato, per i soggetti che ricevono in godimento i beni si genera un reddito diverso (pari alla differenza tra valore di mercato e corrispettivo pattuito), per il soggetto che concede il bene si verifica l'indeducibilità dei relativi costi sostenuti. Con riguardo ai soggetti concedenti i beni, si prevede che siano interessati, tra gli altri, anche l'imprenditore individuale e le società di persone (o di capitale in regime di trasparenza), soggetti che seppur con meccanismi producono un reddito che poi materialmente tassato ai fini delle imposte dirette dalla persona fisica imprenditore o dal socio partecipante.

La trasparenza. Con riguardo alle problematiche dei soggetti trasparenti l'unico richiamo contenuto nella circolare è quello in cui si chiarisce che, nel caso in cui il bene venga concesso in godimento ai soci o loro familiari da una società di persone oppure da una società a responsabilità limitata trasparente, «il maggior reddito della società derivante dall'indeducibilità dei costi andrà imputato esclusivamente ai soci utilizzatori (anche nell'ipotesi in cui il bene sia utilizzato dai loro familiari)».

Proviamo a evidenziare con un esempio il significato di tale affermazione.

Alfa snc ha due soci al 50% e concede gratuitamente ad uno degli stessi un bene con valore normale di 10 mila euro. I costi sostenuti da Alfa per tale bene sono pari a 10 mila euro.

Ipotizzando prima dell'applicazione della norma un reddito imponibile pari a zero di Alfa, seguendo le indicazioni della circolare, si avrebbe:

  • reddito rideterminato di Alfa: 10 mila euro (pari ai costi sostenuti e non deducibili);

  • imputazione del reddito: l'intero reddito prodotto (10 mila euro) è traslato per trasparenza al solo socio utilizzatore;

  • il socio utilizzatore genera un reddito diverso a pari 10 mila euro e deve anche dichiarare un reddito da partecipazione pari a 10 mila euro.

    Quindi nel modello unico del socio utilizzatore si dichiareranno redditi per complessivi 20 mila euro.

    La doppia tassazione. La situazione illustrata lascia molti dubbi circa il fatto che così facendo si generi un fenomeno di doppia imposizione. In effetti i due redditi dichiarati dal socio utilizzatore non sono nient'altro che due facce della stessa medaglia. Da un lato è tassato l'utilizzo a titolo gratuito di un bene aziendale per 10 mila euro e dall'altro è tassato un reddito a lui imputato che non è altro che il costo indeducibile riferito al medesimo bene.

    Nella sostanza si avrebbe che la mancata deduzione del costo in capo alla società porta ad un incremento della base imponibile che la circolare vede da imputare al socio utilizzatore, il quale quindi si veda imputare un reddito teorico maggiore di quello realmente conseguito e nel contempo è assoggettato a tassazione anche per il reddito diverso (anch'esso teorico) che viene a generarsi in forza delle nuove imposizioni.

    Conclusioni. La norma trova le sue motivazioni nel probabile esistente malcostume di confondere per finalità di vantaggio troppo spesso i patrimoni personali da quelli societari. La circolare con riguardo al tema specifico collegando il maggior reddito unicamente al socio utilizzatore ha tentato di limitare gli effetti negativi di una doppia imposizione che avrebbe potuto riguardare anche i soci che nulla avevano a vedere con quella pratica. Ma rimane ancora aperta la questione della doppia imposizione sopra segnalata che nei casi delle società trasparenti (e similare) sembra stridere con i principi cardine dell'ordinamento.

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