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Confprofessioni: Questo è il momento della verità

del 14/06/2012
di: La Redazione
Confprofessioni: Questo è il momento della verità
Sommario proposto: «Le partite che contano cominciano adesso. Tocca a noi professionisti vincerle». In tempi di Euro 2012 e di Nazionale, il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ricorre alla metafora calcistica per inquadrare gli incontri decisivi che attendono i liberi professionisti nei prossimi due mesi sul campo delle riforme. Professioni, lavoro, sviluppo sono infatti entrate nella fase finale dell'agenda del governo e del Parlamento, che si apprestano a delineare un nuovo assetto normativo per rendere più competitivo il settore delle attività intellettuali, ma ancora pieno di incognite. «Finora, l'azione del Governo ha dato un forte impulso alla produzione legislativa per tamponare l'emergenza economica che sta attraversando il paese», spiega Stella. «Tuttavia, il risultato è sotto le attese. La decisione dell'esecutivo di ripudiare la concertazione sta portando a galla una serie di lacune, non solo formali, che rischiano di mandare all'aria l'intero disegno di riforme».

Domanda. È un'accusa molto dura. A che cosa si riferisce in particolare?

Risposta. È una questione di metodo: non si può andare avanti a colpi di fiducia. Prendiamo, ad esempio, la riforma delle professioni. Dopo il via libera al decreto legge del 13 agosto scorso, che ha dato la stura al processo di liberalizzazione, sono intervenuti ben cinque provvedimenti che, a vario titolo, integravano o correggevano misure parziali o in contrasto con le precedenti disposizioni. Lo stesso discorso vale per il decreto Sviluppo, arenatosi clamorosamente sulla soglia del consiglio dei ministri. E adesso vedremo che cosa accadrà con la spending review.

D. Il governo dei tecnici non vuole farsi tirare la giacchetta…

R. Guardi, qui non si tratta di portare avanti interessi di parte o combattere contro i mulini a vento. Non esiste più una torta da spartirsi. L'obiettivo comune è rimettere in carreggiata l'economia del paese, ma per farlo occorre rivitalizzare le forze produttive e intellettuali nel loro insieme. Imprese e professioni devono avere pari dignità.

D. Crede che il governo adotti due pesi e due misure?

R. Mi limito a constatare i provvedimenti adottati. Una delle ultime misure intraprese dal governo riguarda la certificazione e la compensazione debiti/crediti nei confronti della pubblica amministrazione. I decreti ministeriali mirano ad aumentare la liquidità delle imprese, dimenticando però gli studi professionali. I liberi professionisti, al pari delle imprese, sono soggetti che svolgono un'attività economica a tutti gli effetti e numerose categorie, in particolare le professioni tecniche, si trovano pesantemente esposte nei confronti della pubblica amministrazione. Ci troviamo di fronte a una asimmetria normativa discriminante che non ha ragion d'essere.

D. Come pensate di intervenire?

R. Ci siamo già attivati presso le sedi istituzionali competenti per segnalare questa «svista» e ora attendiamo che governo e parlamento colmino l'ennesima lacuna che penalizza i professionisti.

D. È fiducioso?

R. I problemi tecnici non mancano: bisogna capire quale sarà il veicolo normativo idoneo e soprattutto se ci sarà una copertura finanziaria adeguata. Il resto è solo buon senso.

D. Alla Camera è partito l'iter per la riforma del mercato del lavoro. Anche su questo tema sono piovute parecchie critiche al ministro Fornero da parte dei professionisti. Conferma?

R. Confermo. Il disegno di riforma del mercato del lavoro non ha alcun equilibrio per il settore degli studi professionali, in quanto prevede soltanto maggiori rigidità nell'utilizzo dei lavori flessibili e un aggravio dei relativi costi, non solo sul piano normativo ma anche su quello strettamente economico. In un momento durissimo per l'occupazione, soprattutto quella giovanile, sarebbe stato auspicabile incentivare un avvicinamento dei giovani al mercato del lavoro, attraverso tipologie contrattuali flessibili e creare un miglior raccordo con il sistema universitario.

D. Un altro fronte aperto riguarda la riforma delle professioni. Il 12 agosto scade il termine per l'emanazione del dpr che dovrà riformare gli ordini professionali. Si farà in tempo?

R. Dagli incontri che abbiamo avuto nei giorni scorsi con i tecnici del ministero della giustizia è emerso l'orientamento di procedere all'approvazione di un regolamento di delegificazione comune a tutte le professioni, nei termini fissati dalla legge 148/2011. Si tratterà poi di capire come gli ordini lo recepiranno.

D. Qual è il suo giudizio?

R. L'intero impianto normativo è perfettibile, si sa. Ma non potremo mai accettare soluzioni pasticciate che attribuiscano un eccesso di delega agli ordini professionali soprattutto nel campo della rappresentanza e della rappresentatività degli iscritti agli albi.

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