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Quando il patrimonio è ridotto l'Ace non si tocca

del 09/06/2012
di: di Norberto Villa
Quando il patrimonio è ridotto l'Ace non si tocca
Rapporti Ace e società di comodo, individuazione del limite del patrimonio netto, conseguenze favorevoli per le società di persone e imprese individuali. Questi alcuni dei punti su cui si sofferma la circolare Assonime n. 17 di ieri in tema di aiuto alla crescita economica.

Società di comodo. Assonime non prende una posizione netta con riguardo ai rapporti tra società di comodo e Ace. Il dubbio è se una società di comodo che registri una variazione patrimoniale rilevante ai fini Ace abbia o meno la possibilità di operare la deduzione anche in relazione al reddito minimo. La circolare 17 si mostra inizialmente a favore della tesi più vantaggiosa dei contribuenti richiamando il caso del bonus capitalizzazioni, ipotesi in cui tale deduzione è stata consentita, e anche l'ipotesi della dell'agevolazione cosiddetta Tremonti-ter.

Ciò che rende dubbiosa Assonime circa la possibilità per le società di comodo di avvalersi dell'agevolazione per ridurre l'imponibile al di sotto del reddito minimo è il fatto tale possibilità che era espressa esplicitamente nelle prime versione delle istruzioni di Unico successivamente è stata eliminata. Per tale motivo l'associazione invoca un chiarimento da parte della prassi.

I periodi ultrannuali. Un altro punto trattato concerne le società costituite al termine del 2010, per le quali il primo esercizio ha normalmente una durata superiore all'anno solare. Il problema deriva dal fatto che la norma individua come patrimonio netto di partenza quello risultante alla data di chiusura dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2010 e poi afferma che l'agevolazione trova applicazione a partire dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2011. Tali due riferimenti sono in contrasto se applicati al caso in esame. In tali situazioni secondo Assonime, superando il testo letterale della norma, dovrebbe essere riconosciuta l'agevolazione «anche perché le disposizioni in tema di patrimonio netto iniziale appaiono del tutto interne al meccanismo applicativo e non si propongono di derogare alla regola generale in tema di decorrenza dell'agevolazione» tanto da potersi affermare che il riferimento letterale al patrimonio dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2010 deve essere letto come un riferimento al patrimonio dell'esercizio antecedente rispetto a quello in corso al 31 dicembre 2011.

Il patrimonio netto contabile. Dopo aver individuato gli incrementi il secondo passaggio del calcolo dell'agevolazione obbliga al confronto tra l'incremento agevolabile e il patrimonio netto contabile risultante dal bilancio di esercizio.

Assonime sul punto sottolinea come la contrazione del patrimonio netto non fa decadere l'incremento produttivo di Ace come accade per le attribuzioni ai soci, ma semplicemente ne determina una sospensione finché il livello di patrimonio netto non dovesse esser ripristinato.

Ciò significa che ipotizzati pari a 100 gli incrementi rilevanti dell'anno x con un patrimonio netto pari a 60 l'agevolazione sarà goduta solo partendo dalla base di 60 (importo minore tra gli incrementi e il patrimonio netto). Ma nel contempo anche in assenza di nuovi incrementi qualora nell'anno X + 1 il patrimonio netto contabile dovesse risultare a pari a 100, l'agevolazione per quella sarebbe calcolata sull'intero importo degli incrementi. Che non vi siano incrementi rilevanti ed un aumento di patrimonio netto è situazione possibile per esempio ipotizzando ad un aumento derivante da un'operazione di conferimento di beni.

Sempre con riguardo al limite del patrimonio, secondo Assonime il limite non sembra potersi applicare al mero riporto delle eccedenze Ace non dedotte. Nella sostanza ipotizzando un beneficio Ace di 100 dell'anno X non usufruito per esempio perché non si produce reddito imponibile, nell'anno x + 1 l'intero beneficio riportato dall'anno precedente potrà essere utilizzato senza dare rilevanza al limite del patrimonio netto (e quindi potrà essere usufruito anche in presenza di patrimonio pari a zero).

Sul trema della comprensione dell'utile dell'esercizio nel computo del patrimonio netto di fine anno rilevante ai fini del confronto dopo aver rilevato che tale impostazione è favorevole ai contribuenti, la circolare ricorda come le istruzioni al modello Unico Sc, così come integrate dal provvedimento direttoriale del 18 maggio 2012, prevedono che «l'importo del patrimonio netto include l'utile o la perdita d'esercizio» affermazione poi ribadita dall'Agenzia delle entrate nelle risposte fornite in occasione dell'incontro Diretta Map del 31 maggio 2012 approvando tale tesi.

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