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Entrate: transfer pricing, la penale è più soft

del 06/06/2012
di: di Valerio Stroppa
Entrate: transfer pricing, la penale è più soft
Se il transfer pricing finisce in tribunale l'accesso alla procedura di composizione prevista dalla Convenzione arbitrale non è precluso. Le «sanzioni gravi» indicate come un elemento ostativo dalla Convenzione e identificate da tempo dall'Italia con la generalità dei reati fiscali vanno limitate «unicamente alle ipotesi eccezionali di condotta fraudolenta, normalmente non ricorrente nella materia dei prezzi di trasferimento». È uno dei chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la circolare n. 21/E di ieri, che riepiloga gli aspetti normativi e operativi delle procedure amichevoli volte a risolvere le controversie fiscali internazionali, che risultano «in progressivo e cospicuo aumento» negli ultimi tre anni. La circolare riassume i profili soggettivi, oggettivi, i termini e gli step delle cosiddette «mutual agreement procedure» (Map): sia quella disciplinata dalle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni stipulate dall'Italia sulla base del modello Ocse, sia quella regolata dalla convenzione n. 90/436/Cee (nota come convenzione arbitrale), attivabile in ipotesi di doppia imposizione generata da rettifiche dei prezzi di trasferimento infragruppo tra imprese Ue, peraltro la fattispecie più ricorrente.

L'autorità competente alla gestione e alla trattazione delle Map è il Dipartimento delle finanze, unico soggetto deputato a rappresentare l'Italia nelle relazioni derivanti da un trattato. Il Df può però contare sul supporto tecnico dell'Agenzia delle entrate, che collabora attivamente durante lo svolgimento dell'attività istruttoria e dà attuazione agli esiti della procedura.

Per quanto attiene alle procedure amichevoli previste dalle convenzioni bilaterali, che per l'Italia prevedono tutte una disposizione analoga a quella recata dall'articolo 25 del modello Ocse, viene precisato, tra i tanti temi, che il contribuente «leso» può presentare l'istanza anche prima della notifica di un formale avviso di accertamento, già a seguito di un pvc. La Map «convenzionale» non è alternativa al contenzioso nazionale, ma anzi quest'ultimo è necessario affinché la contestazione non diventi definitiva e, quindi, immodificabile dall'esito del tavolo internazionale. Tuttavia, in tale ipotesi potrebbe accadere che il giudicato sia in contrasto con il dispositivo dell'accordo amichevole, rendendo impossibile alle Entrate attuare la soluzione assunta con la controparte estera. Pertanto, la circolare chiarisce che se la Map (la quale, a differenza della convenzione arbitrale, non ha un «obbligo di risultato») si chiude risolvendo la doppia imposizione in pendenza di giudizio, «presupposto necessario per l'esecuzione dell'accordo amichevole è l'accettazione dei suoi contenuti da parte del contribuente e la contestuale rinuncia al ricorso giurisdizionale». Viceversa, laddove la sentenza definitiva intervenga prima, il Df deve comunicare il verdetto all'autorità estera e, a meno che quest'ultima non voglia conformarsi al giudicato, la questione potrebbe rimanere aperta.

Per quanto attiene alla convenzione arbitrale, come detto, l'efficacia del veto posto dal rischio di sanzioni penali nei casi di transfer pricing viene limitata «alla sola dimensione fraudolenta (peraltro non strettamente compatibile con la materia dei prezzi) o alle eccezionali ipotesi, in concreto non risultanti ancora intercorse, di chiaro intento evasivo con presenza di dolo specifico di evasione». A differenza di quella convenzionale, la procedura arbitrale è esperibile solo se il contribuente rinuncia a coltivare il contenzioso. In Italia, infatti, non è permesso all'autorità amministrativa di derogare a una sentenza: in presenza di un verdetto definitivo, quindi, non sarebbe possibile passare alla fase arbitrale.

Sulla stessa lunghezza d'onda pure i chiarimenti relativi al rapporto tra Map e strumenti deflativi del contenzioso, ritenuti incompatibili. Le Entrate precisano che accertamento con adesione, mediazione tributaria e conciliazione giudiziale determinano «il medesimo effetto di chiudere la posizione che da parte dell'amministrazione non può essere riaperta e ridiscussa in ambito Map».

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