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Il tfr al fondo Inps è contribuzione previdenziale

del 01/06/2012
di: La Redazione
Il tfr al fondo Inps è contribuzione previdenziale
Il mancato versamento della quota mensile di accantonamento del tfr al fondo di tesoreria Inps comporta le stesse conseguenze del mancato versamento dei contributi previdenziali. Un'azienda con più di cinquanta lavoratori al 31 dicembre 2006 e per questo obbligata al versamento del tfr maturato al fondo di tesoreria in mancanza di scelta singola dei lavoratori per un fondo di previdenza contrattuale, in presenza di una pesante crisi economica ha richiesto prima l'intervento della cassa integrazione guadagni straordinaria e successivamente è stata ammessa al concordato preventivo.

In questa situazione, ove l'azienda licenziasse il personale in cassa integrazione, il tfr sarebbe comunque a carico del fondo di tesoreria a seguito della dichiarazione dello stato di insolvenza ma fino a questo momento il tfr maturato mensilmente va versato all'Inps pena l'applicazione delle somme aggiuntive ed interessi previsti come per legge. Lo afferma l'Inps nel messaggio n. 9468 del 28 aprile 2009.

L'articolo 2 comma II della legge 8/8/1972, n. 464 prevede che per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale senza riprendere servizio, le aziende possano richiedere all'Inps il rimborso delle quote di tfr riferite agli interessati limitatamente a quanto maturato durante il predetto periodo. È questa dunque l'incongruenza che la logica non riesce a spiegare: perché un'azienda, sull'orlo del baratro - fallimento - debba prima versare per poi trovarsi nelle condizioni di chiedere il rimborso (rarissimi i casi di ripresa dell'attività, dunque con tfr a carico azienda - conseguentemente nessuna possibilità di compensare il credito con debiti contributivi). Innegabile lo scompenso finanziario che si genera nei mesi in cui il versamento è comunque dovuto a fronte di una scarsissima liquidità!

Ma non è la sola incongruenza che purtroppo riscontriamo. È il caso di un'azienda che, sempre soggetta al versamento del tfr al fondo di tesoreria, abbia acceso più matricole in presenza di attività diverse: pochi dipendenti nella prima, oltre cinquanta nell'altra. Quando un dipendente - assicurato nella posizione con pochi dipendenti - va in pensione, l'azienda dovrebbe poter compensare il suo tfr con la quota mensile dovuta all'Inps, partendo dal sacro principio che si tratta di un'unica azienda (vedi unico codice fiscale). Ed invece no !

Può compensare la sola quota mensile di tfr dovuta nella posizione «minore», versare l'intera quota della posizione «maggiore», pagare la liquidazione al dipendente come da Ccnl, poi chiedere il rimborso per la differenza ... quando la tecnologia lascia spazio ai burosauri! Ebbene, ci si chiede se questo sia logico, giustificazioni tecniche addotte dall'istituto a parte. Tutto questo appare irragionevole, soprattutto quando Inps tenta di dare una giustificazione giuridica a uno scompenso meramente informatico.

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