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Dotare il fondo di beni sottratti al fisco è un reato

del 01/06/2012
di: Debora Alberici
Dotare il fondo di beni sottratti al fisco è un reato
Commette sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte chi dota il fondo patrimoniale di beni per sfuggire all'accertamento fiscale già in corso. Non solo. Ai fini della punibilità non è necessario che la riscossione sia già stata avviata.

Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza 21013 del 31 maggio 2012. La vicenda riguarda una coppia di Firenze. Ad accertamento già in corso i due avevano fatto confluire gran parte del loro patrimonio in un fondo patrimoniale. Con l'intento, cioè, di sottrarlo al pagamento delle imposte. Il tutto era però avvenuto prima dell'inizio della procedura di riscossione.

Ma questo non era stato sufficiente a far cadere le accuse per sottrazione fraudolenta. Infatti tanto il Tribunale quanto la Corte d'Appello avevano condannato lui a otto mesi di reclusione (pena sostituita da quella pecuniaria, oltre 6mila euro). Contro la doppia decisione sfavorevole di merito l'imputato ha presentato ricorso alla Suprema corte ma senza successo. In particolare, ad avviso della difesa, la costituzione del fondo patrimoniale non era finalizzata alla sottrazione dei beni al fisco quanto piuttosto a garantire i bisogni della famiglia.

La tesi non ha fatto breccia fra i giudici di Piazza Cavour che, nel rendere definitiva la condanna hanno precisato che «in tema di reati tributari la costituzione di un fondo patrimoniale integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, in quanto è atto idoneo a ostacolare il soddisfacimento di una obbligazione tributaria. Né è necessario, secondo l'indirizzo prevalente della giurisprudenza di legittimità, ai fini della sussistenza degli elementi costitutivi di detto reato, che sia già in atto una procedura di riscossione, essendo sufficiente che l'atto fraudolento sia di per sé solo idoneo a impedire il soddisfacimento totale o parziale dei Fisco». Nel caso sottoposto all'esame della Corte è stato accertato che i giudici hanno trovato che marito e moglie avevano costituito ad aprile 2005 il fondo patrimoniale nel quale confluivano tutti i diritti di proprietà del suo patrimonio immobiliare e anche l'usufrutto. Il tutto, dice la Corte, quando la Guardia di finanza aveva già iniziato una verifica tributaria nei confronti di lui, titolare dell'impresa individuale. Solo un mese dopo l'amministrazione finanziaria aveva notificato l'accertamento. Anche la procura generale di Piazza Cavour ha chiesto la conferma della condanna.

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