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Società di capitali: il recesso è ad effetto immediato

del 30/05/2012
di: di Luciano De Angelis
Società di capitali: il recesso è ad effetto immediato
Il recesso è atto unilaterale recettizio giuridicamente efficace dal momento in cui, con qualsiasi mezzo, la società prende atto della volontà dell'exit da parte del socio. Da tale momento il socio perde il suo status e la legittimazione a esercitare i diritto sociali, divenendo creditore della società per la liquidazione della quota. Il recesso risulta revocabile ma solo a condizione che la delibera di recesso non abbi avuto un principio di esecuzione. È quanto si legge nello studio n. 188/2011/1 approvato dalla Commissione studi d'impresa del notariato nazionale lo scorso 1° marzo rubricato «Il recesso del socio dai tipi societari capitalistici e applicativi notarili».

Efficacia del recesso

In merito alla efficacia del recesso si riscontrano, in dottrina e in giurisprudenza due opposte correnti di pensiero. La prima individua il momento dello scioglimento del vincolo contrattuale nella ricezione da parte della società della dichiarazione di recesso. Ciò in coerenza con il principio civilistico, noto al nostro ordinamento, del carattere unilaterale e recettizio della dichiarazione di recesso. In questa direzione, post riforma del diritto societario, si sono espressi in giurisprudenza e prassi il Trib. Arezzo il 16/11/2004; di Roma con decisione 11/5/2005; il Notariato Triveneto con mass. n. I.H. 5; il Trib. di Pavia il 25/8/2008 e , recentemente il Trib. di Napoli con decisione 11/1/2012.

Un secondo e opposto orientamento di pensiero ritiene che il recesso sia efficace solo al termine del lungo e complesso procedimento di liquidazione della partecipazione. Viene ricordato al riguardo che il procedimento di liquidazione, da attuarsi secondo le modalità di legge, può coincidere con l'acquisto della partecipazione da parte di soci o terzi o con il rimborso mediante l'utilizzo di utili e riserve disponibili oppure, infine, con la riduzione del capitale e conseguente annullamento della partecipazione. Secondo tale corrente di pensiero la dichiarazione di recesso non può determinare da sola lo scioglimento del rapporto sociale ma lo stesso deve essere ricollegato a una serie di attività temporalmente e giuridicamente collegate e, precisamente: la delibera o il fatto legittimante il diritto di recesso, la dichiarazione di recesso del socio, la comunicazione della dichiarazione alla società, il decorso del termine, la mancata revoca della delibera legittimante il recesso e la liquidazione della quota. Il recesso nelle società di capitali si verrebbe così a configurare quale fattispecie a formazione progressiva. In questa direzione si sono espressi in giurisprudenza: il Tribunale di Milano il 21/4/2007 e in duplice circostanza il Tribunale di Tivoli rispettivamente il 14/6/2010 e il 19/1/2011.

Non mancano, peraltro, tesi intermedie. Il Notariato nazionale propende, per l'efficacia immediata del recesso adducendo a riguardo molteplici motivazioni fra le quali:

1) quando il legislatore ha voluto assegnare al recesso un'efficacia non immediata (come nel caso delle associazioni o delle cooperative) lo ha espressamente previsto;

2) sia ai soci di srl che per quelli di spa è concesso di revocare la delibera che da origine al recesso, con funzione di evitare l'exit dei soci che ne avessero diritto.

3) riconoscere in capo al recedente la prosecuzione del rapporto sociale nonostante l'esercizio del recesso, espone la società alla presenza di un «socio» in fatto oramai esclusivamente interessato alla sola realizzazione del proprio credito che non all'amministrazione, alla gestione, alla conservazione dell'ente o allo sviluppo della sua attività d'impresa, con danni per l'attività e l'impresa di cui è agevole intuire.

Gli strumenti idonei a legittimare il recesso

Molte le modalità (in assenza di espresse previsioni statutarie) con cui il socio può manifestare la volontà di recedere.

La lettera consegnata a mano, la comunicazione a mezzo di posta elettronica con modalità che rendano inequivoci mittente e destinatario, o la comunicazione resa in assemblea in coda ad una deliberazione che legittima l'esercizio del diritto di recesso, appaiono sufficienti allo scopo perseguito dalla norma e dal sistema degli atti recettizi, non potendosi immaginare, evidenzia il notariato, il richiamo formale alla «lettera raccomandata» di cui al bis dell'art. 2437 c.c. come funzionale ad altro interesse che non sia, appunto, la ragionevole certezza della conoscibilità della comunicazione di recesso.

Recesso ammissibile o scioglimento

Secondo il notariato, infine, nel caso di mancanza di riserve disponibili per la liquidazione del socio sia nell'art. 2437-quater (in tema di spa) sia nell'art. 2473 (in tema di srl) il legislatore, ha previsto, quale unica alternativa alla «riduzione del capitale sociale da recesso» sia lo scioglimento che la liquidazione della società. Ne deriva che allo scopo di tutelare il ceto creditorio non risultino accettabili nella fattispecie, né il ripristino del capitale sociale da parte degli altri soci né la trasformazione regressiva della società.

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