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Il lavoro guadagna in flessibilità

del 17/05/2012
di: di Simona D'Alessio
Il lavoro guadagna in flessibilità
S'inceppa il percorso della riforma del lavoro, al senato. E il ricorso alla fiducia da parte del governo, in vista dell'arrivo in aula il prossimo mercoledì, diventa un'ipotesi sempre più fondata. A rallentare la votazione degli emendamenti, in XI commissione, le limitazioni sull'uso dei voucher nel settore agricolo: un testo dei relatori (Maurizio Castro del Pdl e Tiziano Treu del Pd) che stabilisce la non applicabilità dei «buoni» per i lavoratori iscritti nelle liste nominative e il tetto di 7 mila euro di utile per le aziende che possono usarli, crea fermento nel governo e nelle associazioni di categoria (si veda altro articolo nella pagina). Nel frattempo, con l'obiettivo di concludere l'esame entro oggi, i senatori si pronunciano sulle altre modifiche, frutto dell'intesa fra i partiti che sostengono l'esecutivo e la squadra di Mario Monti raggiunta la scorsa settimana. Sul reintegro per i licenziamenti disciplinari salta il riferimento alla legge (o alle tipizzazioni di giusta causa, o di giustificato motivo soggettivo), in base alla riscrittura dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori: il giudice, nella valutazione, potrà fare riferimento ai contratti collettivi, o ai codici disciplinari applicabili. L'efficacia del licenziamento disciplinare è, inoltre, fissata a partire dal momento della comunicazione di avvio del procedimento, «salvo l'eventuale diritto del lavoratore al preavviso, o alla relativa indennità sostitutiva»; la procedura di conciliazione non viene bloccata dalla malattia, con le uniche due eccezioni della maternità e dell'infortunio sul lavoro.

Semaforo verde ad alcuni «cavalli di battaglia» del testo Fornero, rivisti dai relatori: un contratto potrà durare un anno (non più sei mesi) senza l'obbligo di indicare la causale, mentre viene ridotto a 20-30 giorni (da 60-90 giorni della versione governativa originale) l'intervallo tra la stipula di un nuovo contratto a tempo determinato, a seconda se il precedente era durato più, o meno di sei mesi. Quanto all'apprendistato, si escludono i datori di lavoro con meno di dieci dipendenti dai vincoli del rapporto tre a due per l'assunzione di apprendisti e della trasformazione del 50% dei rapporti di apprendistato scaduti nei 36 mesi precedenti, ai fini dell'assunzione di ulteriori apprendisti; passa, inoltre, una modifica che esclude la possibilità di assumere in somministrazione apprendisti con contratto a tempo determinato. Il capitolo delle partite Iva, vere o false, riceve il via libera della commissione lavoro: se il reddito annuo lordo del possessore è di almeno 18 mila euro si presumerà appartenga al primo caso, mentre si allentano i cosiddetti «indicatori di rischio» che fanno supporre che si nasconda un rapporto di subordinazione, perché la percentuale del corrispettivo passa dal 75% all'80%, la durata della prestazione dai sei agli otto mesi, e rimane come «paletto» la postazione fissa negli uffici del committente; la presunzione non opererà in caso di prestatori d'opera iscritti a un ordine professionale.

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