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Crisi, è l'ora degli investimenti

del 08/05/2012
di: La Redazione
Crisi, è l'ora degli investimenti
Gli ultimi terribili episodi di cronaca legati ai molteplici suicidi di imprenditori e lavoratori impongono una profonda riflessione sulla necessità di creare condizioni che portino equità e sviluppo. Al momento infatti è stata solo attuata un'incisiva azione mirata al rigore, necessaria ma che da sola porta il paese sul baratro. E perché ciò non avvenga è improcrastinabile l'attivazione di strumenti normativi tali da dotare le piccole e medie imprese di liquidità e incentivi. Solo con lo sviluppo delle Pmi si potrà infatti avviare una nuova stagione; ma purtroppo al momento non vi è traccia non solo di provvedimenti cogenti sul tema, ma neanche di una vera azione di governo mirata a sostenere gli imprenditori.

LA LOTTA ALL'EVASIONE

Pagare le tasse è un dovere. Deve essere chiaro: le tasse vanno pagate, non si discute. Ed è sacrosanta la lotta all'evasione fiscale che va proseguita in modo sempre più incisivo. Detto questo, senza se e senza ma, è necessario fare una distinzione tra gli evasori e i morosi. Un contribuente che ha dichiarato spontaneamente al fisco, piuttosto che a un altro ente, quanto dovuto non è un evasore ma un moroso. È una distinzione che non viene mai fatta e che mette sullo stesso livello chi deve pagare e ha una momentanea carenza di liquidità con chi ha omesso di dichiarare quanto dovuto. È una differenza sostanziale, che in questo periodo storico trova innumerevoli esempi. Un moroso che non riesce a pagare un debito perché magari dà priorità al pagamento dei dipendenti, o dei fornitori che altrimenti bloccano le forniture, o delle spese energetiche per evitare distacchi e chiusure dell'impresa, non può essere trattato alla stessa stregua di chi ha invece nascosto allo stato i propri incassi.

IL DELICATO RUOLO DI EQUITALIA

In questa azione mirata all'equità sociale un ruolo sempre più delicato lo ricopre Equitalia, la società a cui è affidata la riscossione dei crediti dello stato. La delicatezza del momento imporrebbe l'utilizzo di modalità gestionali adatte allo scenario in cui sta evolvendo la crisi. Purtroppo, invece, vengono segnalati da ogni parte d'Italia diffusi comportamenti non adatti all'attuale contesto sociale. Non può essere altrimenti se alcuni contribuenti, dopo le tanto discusse ipoteche immobiliari e le ganasce fiscali, stanno in questi giorni ricevendo anche le visite degli agenti esattoriali che, con analoghi poteri di accesso della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate, chiedono di effettuare verifiche di documentazione. Una sorta di pressione psicologica su soggetti già provati da anni di gestione della crisi che si vedono richiedere collaborazione per procedere ai pignoramenti mobiliari! Cosa peraltro rinvenibile con un semplice clic, molto meno invasivo e devastante, accedendo d'ufficio al bilancio depositato al registro delle imprese la cui funzione pubblicistica è anche questa. La netta sensazione invece è quella che si voglia far sentire il fiato sul collo del creditore già magari provato dalle contemporanee riduzioni di fidi bancari. In alcuni casi vengono segnalati pignoramenti mobiliari agli stessi contribuenti e per gli stessi titoli per cui è già stata effettuata l'ipoteca immobiliare e fissata la data di vendita all'incanto. Incredibile! E per restare in tema di morosi (non evasori) vanno segnalate le difficoltà, a volte insormontabili, frapposte per dilazionare il pagamento dei ruoli derivanti dalla decadenza di rateizzazioni concesse dall'Agenzia delle entrate su avvisi bonari. E su questi ruoli non pagati scattano inesorabili le procedure di pignoramento.

IL DECISIVO RUOLO DELLO STATO

Nelle situazioni di difficoltà economica generale è necessario dunque il rigore ma anche l'equità e lo sviluppo. Ma all'ordine del giorno c'è solo il rigore. In tale direzione non si può non sottolineare negativamente anche il balzello ulteriore che arriva dopo le sanzioni per morosità già applicate dall'erario. Sulla cartella di pagamento infatti l'aggio viene calcolato su debito originario e sanzioni con una sorta di anatocismo legalizzato. E dopo 60 giorni, ulteriori salate maggiorazioni per poi passare all'ipoteca e il fermo amministrativo degli automezzi. E tutto questo mentre il medesimo imprenditore attende 12, 24 o 30 mesi per vedere saldati i propri crediti (certi ed esigibili) vantati nei confronti della p.a. Dove siano rinvenibili tracce di equità in questa situazione diffusissima su tutto il territorio nazionale non è dato sapere. Certo è che se si hanno a cuore le sorti del nostro tessuto economico, formato al 90% da piccoli imprenditori, si dovrebbe interrompere questa spirale negativa! Perché lo stato ingiunge ai contribuenti-sudditi il pagamento immediato dei propri crediti e rinvia quello dei propri debiti, senza autorizzarne la compensazione? Così le aziende muoiono e con esse gli imprenditori.

COMPENSAZIONE, CREDITI E DETASSAZIONE

Quale la via d'uscita da questa situazione estrema che si va delineando? Basterebbero un paio di mosse, semplici, di facile attuazione, che il governo può varare immediatamente senza dover attendere oltremodo.

1. Compensazione crediti-debiti. Approvazione immediata, dopo due anni di attesa, del tanto atteso regolamento (previsto dal dl 78/2010) che consente la compensazione dei crediti con la pubblica amministrazione con i ruoli emessi da Equitalia.

2. Credito d'imposta assunzioni. Sblocco del credito di imposta sulle assunzioni che, dopo un anno, ancora non può essere utilizzato nonostante i datori di lavoro, confidando in uno stato che dovrebbe mantenere quanto previsto da cogenti norme di legge, abbiano effettuato le assunzioni anticipando le somme che lo stato dovrebbe restituire loro.

3. Detassazione. Emanazione immediata del decreto ministeriale che fissa i criteri per l'applicazione della detassazione per il 2012. Si tratta di un provvedimento atteso da cinque mesi, ricompreso nel bilancio dello stato, ma che non viene emanato portando grande danno agli imprenditori.

Con un paio di mosse tempestive e azzeccate si potrebbe passare dal rigore allo sviluppo, passando per l'equità. Si possono realizzare facilmente. Perché non farle?

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