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Senza Vies, l'Iva non è in Italia

del 28/04/2012
di: di Roberto Rosati
Senza Vies, l'Iva non è in Italia
L'impresa non iscritta al Vies che acquista beni in altri stati dell'Ue non deve assolvere l'Iva in Italia, in quanto la cessione non può fruire del regime delle operazioni intracomunitarie, ma è imponibile nel paese membro del fornitore. Qualora questi non abbia addebitato l'imposta, l'Agenzia potrà segnalare il fatto all'autorità fiscale dello stato membro competente al recupero del tributo.

Se l'imposta nazionale, sebbene non dovuta, viene comunque applicata (e detratta) con il meccanismo dell'inversione contabile, l'amministrazione contesterà l'indebita detrazione.

Questi i chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 42 del 27 aprile 2012, che torna sulla questione dell'effettuazione, da parte di operatori nazionali, di scambi intraUe in carenza di autorizzazione, già affrontata nella circolare n. 39/2011, con particolare riferimento alle operazioni attive, trattandola questa volta nell'opposta prospettiva delle operazioni passive.

Il caso era quello di un'impresa italiana che aveva acquistato da un'impresa tedesca pannelli fotovoltaici destinati ad essere installati (evidentemente non a cura o per conto dello stesso fornitore, perché in tal caso la cessione sarebbe stata in ogni caso imponibile in Italia) su un immobile nel territorio nazionale.

Il contratto era stato stipulato anteriormente all'istituzione del regime autorizzatorio sulle operazioni intracomunitarie di cui all'art. 27 del dl 78/2010, ma i beni erano stati consegnati e fatturati successivamente. L'impresa, che aveva fatto richiesta di iscrizione al Vies solo dopo avere ricevuto i beni, faceva presente che il fornitore tedesco aveva fatturato la cessione come intracomunitaria, in quanto non aveva verificato tempestivamente la situazione della posizione Iva dell'acquirente. Chiedeva pertanto all'Agenzia se l'operazione potesse comunque considerarsi regolare, atteso che era stata concepita prima dell'entrata in vigore del citato dl e dei provvedimenti attuativi del 29 dicembre 2010.

Nella risposta, dopo avere illustrato il quadro normativo, l'Agenzia osserva anzitutto che, indipendentemente dal perfezionamento del contratto, il momento di effettuazione dell'operazione ai fini Iva, in base ai criteri dell'art. 39 del dl 331/93, si è realizzato in vigenza del regime autorizzatorio e che, in tale momento, l'impresa, non essendo ancora trascorsi trenta giorni dalla presentazione della richiesta di autorizzazione, non era legittimata ad effettuare operazioni intracomunitarie. In merito agli effetti che ne conseguono, l'Agenzia ricorda di avere chiarito, nella circolare n. 39/2011, che, in carenza di autorizzazione, il soggetto nazionale non è abilitato a porre in essere operazioni con l'applicazione del trattamento proprio delle cessioni intracomunitarie.

Pertanto, il fornitore nazionale non iscritto al Vies dovrà trattare le cessioni verso altri paesi Ue come operazioni interne imponibili. Allo stesso modo, prosegue la risoluzione, nel caso in cui il soggetto nazionale non autorizzato effettui un acquisto presso un fornitore di altro paese Ue, tale acquisto non si configura come intracomunitario, per cui l'imposta non è dovuta in Italia, ma nel paese membro del fornitore. In tal caso, quindi, l'operatore nazionale non deve procedere alla tassazione con il meccanismo dell'inversione contabile; ove procedesse in tal senso, si determinerebbe, secondo la risoluzione, un'illegittima detrazione dell'Iva, violazione soggetta alla sanzione dell'art. 6, comma 6, dlgs n. 471/97. Questa conclusione lascia però perplessi, atteso che il principio di indetraibilità dell'Iva indebitamente fatturata risponde allo scopo di evitare comportamenti fraudolenti che, nel caso dell'inversione contabile, sono da escludere.

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