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La riforma va armonizzata

del 24/04/2012
di: di Manola Di Renzo
La riforma va armonizzata
«Una vera ed efficace riforma del lavoro deve necessariamente evidenziare il valore del lavoro e dell'azienda», è con queste parole che ha risposto il presidente del Cnai Orazio Di Renzo, agli imprenditori che chiedono chiarimenti e cercano conferme dalla nuova riforma.

A capo della questione emerge l'aspetto strettamente legato all'etica del lavoro, al valore sociale che riveste, ai diritti e ai doveri della persona; però nel nostro paese sembra ancora molto difficile, oltre che parlarne, rendere possibile l'attuazione di tali principi.

Dapprima siamo costretti a fare i conti con un lato più concreto del mondo del lavoro, talvolta crudele, la legge del mercato e della libera concorrenza.

Quando chiediamo qual è il valore del lavoro, cosa possiamo rispondere e come possiamo quantificarlo?

Per esempio, un prima valutazione potrebbe essere di natura squisitamente economica, secondo l'equazione valore del lavoro pari a congruità del costo del lavoro; forse è un modo riduttivo di determinazione, ma potrebbe rappresentare una chiave di lettura, di inizio.

Se prendessimo il caso degli appalti pubblici, sapremmo che nella preparazione dei capitolati delle gare di appalto, l'amministrazione deve far riferimento al costo del lavoro, ed è tenuta a verificare che il valore economico riesca in maniera adeguata a garantire il costo del lavoro e quello relativo alla sicurezza e la tutela dei lavoratori. Pertanto un'offerta bassa potrà apparire normalmente concorrenziale se riuscirà comunque a soddisfare il costo del lavoro, senza rischiare di essere anomala.

Chiaramente il motivo di questa disposizione è diretto alla tutela dei lavoratori affinché siano correttamente retribuiti e alla prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro. Però sembra mancare qualcosa.

Un'offerta, seppur bassa, abbiamo detto deve necessariamente contenere il costo del lavoro, ma deve anche contenere il costo delle materie prime, delle attrezzature e tanti altri costi che permettono il calcolo del prezzo dell'offerta, assicurando nel contempo la sopravvivenza dell'azienda. Invece troppo spesso assistiamo all'aggiudicazione di gare, dove concorrono imprese della medesima categoria, con proposte troppo differenti tra loro. Le amministrazioni sono chiamate a valutare una rosa di offerte partendo dalla maggiore fino ad arrivare a quella più bassa, notando che tra loro presentano un range di scostamento ampissimo.

Le imprese possono effettuare il ribasso solo sugli importi relativi al materiale, all'attrezzatura e alle spese generali. Fino a oggi non vi è un parametro condiviso di calcolo, del valore minimo di tutti queste altre voci di costo, da usare come riferimento. È come quando vogliamo acquistare un prodotto cercando di risparmiare, il negozio propone un prezzo, un secondo negozio un prezzo diverso, magari proviamo attraverso internet e abbiamo un prezzo ancora diverso, come è possibile?

Dietro questo costo non vi è forse il lavoro di un individuo al quale deve essere sempre garantito un minimo salariale?

È vero che ogni azienda è legittimata a esercitare il diritto di iniziativa economica privata, anche alla luce dei principi comunitari in materia di libera concorrenza, è altrettanto vero che il costo del lavoro determina il valore del prodotto, il valore del prodotto potrà essere concorrenziale fino a raggiungimento di un valore minimo al di sotto del quale il costo del lavoro non è più garantito.

Altro esempio, pensiamo alle aziende che svolgono lavori per conto terzi, a quelle che vengono anche definite a façon. Sono parte di una filiera dove è consuetudine l'esternalizzazione di fasi della produzione a terzi, e dove per poter svolgere queste attività vi è la necessità di un'alta intensità di manodopera. Di norma, i committenti sono grandi gruppi societari che affidano il lavoro all'azienda, che propone il prezzo più vantaggioso, di conseguenza costretta a dover produrre quantità elevate, quasi una sorta di cottimo, per poter far fronte ai costi.

Il prodotto finito verrà poi venduto al consumatore finale a un prezzo che lo stesso definirebbe esagerato se sapesse quanto percepisce l'azienda façonista. Anche in questi casi, come nell'appalto, possiamo trovarci in situazioni di offerte anomale, che avvengono quotidianamente in assenza di regole, presenti per garantire il costo del lavoro e altro.

Altro aspetto, la concorrenza spietata degli extracomunitari che in questo settore primeggiano, pensiamo alle ditte gestite da cinesi, disposte ad accettare qualsiasi prezzo pur di vedersi assegnare un lavoro.

Siamo in presenza di imprese costrette a lavorare con margini di guadagno bassissimi, particolarmente aggravati dalla crisi del momento che ne acuisce la problematica.

Secondo il Cnai una vera riforma del lavoro non può essere cieca dinanzi a questi fenomeni, non si può parlare di lotta al lavoro sommerso finché si permettono azioni così estreme.

Ormai è una prassi del mercato economico trovarsi da un lato imprese che continuano ad arricchirsi altre che a stento riescono a sopravvivere, senza che vi siano norme contro le speculazioni. La mancanza di regole del mercato economico non fa che inflazionare quello del lavoro

In periodi di crisi come quella che il nostro paese sta affrontando, le aziende sono portare ad accettare tutto pur di continuare a rimare in vita, sono costrette a cedere al gioco- forza delle più grandi.

Proprio in momenti di difficoltà del sistema e di aumento del tasso di disoccupazione, torna al centro del dibattito la salvaguardia del capitale umano, il valore del lavoro va difeso e non bastano le attività delle parti sociali, servono strumenti di protezione alla produttività dell'impresa.

Le riforme che l'attuale governo ha messo in cantiere, decreto semplificazioni, decreto liberalizzazioni, decreto salva-Italia, nuova riforma del lavoro perseguono tante diverse strade, ma mancano di una visione armonizzata, di insieme e di concretezza applicativa. La riforma del lavoro non può prescindere da quelle del mercato finanziario, tantomeno dalle ulteriori pressioni fiscali che pesano sui costi e sulle scelte aziendali.

Purtroppo non funzionano, se mancano le tutele rivolte alle imprese non si possono imporre le garanzie solo per il lavoratore.

Se l'ambizione è di arrivare alla dignità del lavoratore, è doveroso garantirla al datore di lavoro, ugualmente lavoratore.

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