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Decide il giudice ordinario sui danni da cantiere fermo

del 24/04/2012
di: Dario Ferrara
Decide il giudice ordinario sui danni da cantiere fermo
Sui danni per cantiere fermo decide il giudice ordinario se l'ente committente lamenta vizi del progetto. Non basta che il professionista sia anche direttore dei lavori per incardinare davanti al giudice contabile la lite sulle pause forzate. Lo ricorda l'ordinanza 6335/12 delle Sezioni unite civili della Cassazione. I lavori in cantiere procedono a singhiozzo, fra stop and go dovuti a ragioni tecniche e per il comune la colpa è del professionista incaricato che è a un tempo progettista e direttore dei lavori. L'architetto è infatti incaricato della redazione del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo, e della direzione dei lavori, oltre a essere responsabile per le attività di coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione dell'opera. Il comune ha approvato il progetto esecutivo e, dopo la gara, ha aggiudicato i lavori a un'associazione d'imprese. Ma il direttore dei lavori più volte è costretto a sospendere le attività «per problemi tecnici». Problemi che, secondo l'amministrazione appaltante, stanno tutti nel progetto, nella cui fase il professionista è stato negligente, imprudente e imperito. Dopo l'esposto alla Corte dei conti il comune si è rivolto al Tribunale. E ha fatto bene: non ha infatti buon gioco il professionista nell'eccepire il difetto di giurisdizione in favore della magistratura contabile. L'ente committente, invero, si duole degli errori e delle carenze del progetto e il fatto che il professionista sia anche incaricato della direzione dei lavori dell'opera pubblica resta una circostanza incidentale.

Lo riconosce anche la magistratura contabile: quando al libero professionista è affidato il compito di progettare l'opera pubblica, è escluso che fra professionista e ente pubblico si instauri una relazione funzionale, dal momento che il contratto non prevede l'esercizio di potere autoritativo da parte dell'amministrazione. Diversamente avviene per il direttore dei lavori, per la cui attività esterna scatta la diretta imputabilità all'ente committente. Il Tribunale ha ritenuto l'eccezione non del tutto infondata. Dovrà fare i conti con il Tribunale, dunque, l'architetto sospettato di troppa sufficienza in disegni e calcoli. Al giudice del merito spetterà anche il regolamento delle spese.

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