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Credito alle pmi, è allarme rosso

del 20/04/2012
di: di Cinzia De Stefanis e Luigi Chiarello
Credito alle pmi, è allarme rosso
Resta molto alto il rischio credit crunch per le pmi italiane. E il numero dei fallimenti è in continua crescita. Le pmi hanno affrontato condizioni di credito più severe rispetto alle grandi aziende, sotto forma di tassi di interesse più elevati, durate abbreviate e richieste di collaterali aumentate. Di più: «I prestiti a breve termine hanno mostrato un marcato rallentamento con l'intensificarsi della crisi finanziaria, le condizioni di credito si sono irrigidite e la domanda di credito dalle aziende è calata». Questo è quanto sostiene l'Ocse nel suo primo rapporto sulle condizioni di finanziamento delle piccole e medie imprese. L'Italia, sottolinea l'organizzazione parigina, è uno dei cinque Paesi (su 13 esaminati nel rapporto), in cui il numero di fallimenti ha continuato ad aumentare anche tra il 2009 e il 2010, insieme a Ungheria, Slovacchia, Danimarca e Svizzera. Il numero di fallimenti nel 2010 è aumentato a 11.289, pari a 20,3 casi ogni 10 mila aziende esistenti, contro 9.429 nel 2009 (17,1 ogni 10 mila) e 6.165 nel 2007 (11,2 ogni 10 mila). Nel nostro paese, ricorda lo studio Ocse «le pmi costituiscono il 99,9% delle aziende» (4.467.058 su 4.470.748 milioni), e «rappresentano l'80% della forza lavoro dell'industria e nei servizi». Nel panorama del credito, però, rappresentano una fetta ben più ridotta: il 19% nel 2010, il 18% nel 2008 e 2009. «La debole ripresa economica nel 2010», spiega il rapporto, «non ha permesso un miglioramento significativo nelle condizioni delle aziende, come dimostra l'aumento ancora rapido dell'indicatore». «Il calo delle vendite e l'irrigidimento delle condizioni di credito hanno contribuito a problemi di cash flow per le pmi», spiega l'Ocse, «che a loro volta si sono in parte tradotti in aumenti dei tempi di pagamento. D'altra parte, dopo l'accentuarsi della crisi, i fornitori hanno cominciato a chiedere pagamenti molto più veloci: per le pmi, i tempi sono saliti da 15 giorni nel 2008 a 17 nel 2009». In numerosi paesi dell'area Ocse «la ripresa si è fermata nel secondo semestre del 2011», e in particolare «resta la vulnerabilità finanziaria, nonostante gli intensi sforzi di aggiustamento in corso». «Un'accentuata avversione al rischio sui mercati finanziari si riflette in ampi spread sul rischio sovrano nell'area euro, prezzi delle azioni in crollo e aumento dei rendimenti sulle obbligazioni corporate a rischio più elevato», spiega l'Ocse. Inoltre, le rinnovate preoccupazioni sullo stato dei bilanci delle banche potrebbero generare un ulteriore restringimento delle condizioni di accesso al credito». Allo stesso tempo, evidenzia ancora lo studio, «gli aggiustamenti più rapidi sui bilanci delle aziende private e la riduzione della leva delle banche potrebbero rappresentare un significativo fardello per la crescita». Il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria nella prefazione del primo rapporto dell'organizzazione sul finanziamento alle pmi nei diversi paesi membri sottolinea che le piccole e medie imprese «sono un importante motore di crescita, occupazione e coesione sociale», ma «la crisi globale ha inasprito i vincoli di finanziamento e con la crisi «hanno subito un doppio shock: un drastico calo della domanda di beni e servizi che forniscono, e una contrazione del credito», cosa che «ha avuto un serio impatto sui loro flussi di cassa e liquidità, obbligandone molte alla bancarotta e contribuendo al livello record di disoccupazione nell'area Ocse.

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