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Più facile donare i beni pignorati

del 29/09/2009
di: di Debora Alberici
Più facile donare i beni pignorati
Più facile per i genitori indebitati salvare il patrimonio di famiglia. Non è infatti reato donare ai figli i beni pignorati se la trascrizione di tale donazione è avvenuta prima di quella del pignoramento. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 38099 del 28/9/009, destinata all'ufficio del massimario, ha assolto un padre che aveva donato al figlio un appartamento sottraendolo al fratello con il quale si era indebitato per pagare un professionista. L'uomo, dopo la notifica del pignoramento, aveva donato il locale al figlio e la trascrizione era avvenuta prima di quella del pignoramento. Subito era scattata l'accusa per mancata esecuzione dolosa di un ordine del giudice. Per questo il tribunale di Gela, a ottobre del 2007, lo aveva condannato. La decisione era stata poi confermata dalla Corte d'appello. Contro la condanna lui ha fatto ricorso in Cassazione e ne è uscito con una vittoria piena. Infatti, la sesta sezione penale lo ha assolto «perché il fatto non sussiste». In particolare, si legge in sentenza, «ai fini del pignoramento immobiliare, la trascrizione assume un'importanza determinante per dare vita al vincolo d'indisponibilità relativa in favore del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione. Proprio perché l'essenza del pignoramento consiste nel creare tale vincolo d'indisponibilità, la trascrizione ha in questo caso funzione costitutiva e non meramente dichiarativa, con l'effetto che il pignoramento, anche tra creditore e debitore, si perfeziona solo dal momento della trascrizione e non da quello anteriore della notificazione». Detto questo, ha poi aggiunto il Collegio di legittimità, «non può ritenersi che l'immobile donato dall'imputato-debitore al proprio figlio sia stato sottratto al pignoramento, in quanto tale atto introduttivo dell'esecuzione forzata, al momento della donazione, non era stato ancora perfezionato». Insomma, il comportamento del padre, dice espressamente la Cassazione, non viola l'articolo 388, neppure al primo comma, «che punisce colui che compie sui propri beni atti simulati o fraudolenti, per sottrarsi all'adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, nozione nella quale deve farsi rientrare anche il decreto ingiuntivo esecutivo che a quella è assimilabile e che, come nel caso in esame, costituisce il titolo in forza del quale fu attivata la procedura di esecuzione forzata. Difetta, infatti, nella condotta del prevenuto la modalità simulatoria o fraudolenta del fatto tipico». La decisione presa dal Collegio della sesta sezione stride con quella dei giudici di merito, che in entrambe i gradi di giudizio erano stati d'accordo nel condannare il comportamento del 53enne siciliano. Anche all'interno del Palazzaccio le opinioni dei magistrati non sono state omogenee: infatti, nell'udienza che si è celebrata a piazza Cavour lo scorso 19 maggio, la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto che il ricorso del padre fosse dichiarato inammissibile e che la condanna fosse integralmente confermata.
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