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Software sbagliato? La cartella è nulla

del 14/04/2012
di: Debora Alberici
Software sbagliato? La cartella è nulla
Nulla la cartella di pagamento se il software di gestione della dichiarazione sbaglia. Infatti il contribuente è sempre in tempo per rettificare i dati trasmessi al fisco. Lo ha sancito la Cassazione che, con sentenza 5852 del 13/4/2012, ha respinto il ricorso del fisco. «Di regola, le dichiarazioni fiscali», ha motivato la sezione tributaria, «in particolare quelle dei redditi, non sono atti negoziali o dispositivi, né costituiscono titolo dell'obbligazione tributaria, ma costituiscono mere dichiarazioni di scienza, sicché (salvo casi particolari: per esempio, le dichiarazioni integrative presentate ai fini del condono), possono, in linea di principio, essere liberamente emendate e ritrattate dal contribuente, se, per effetto di errore di fatto o di diritto commesso nella relativa redazione, possa derivare l'assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico». Da questo deriva che la possibilità per il contribuente di emendare la dichiarazione, allegando errori di fatto o di diritto commessi nella sua redazione, e incidenti sulla misura delle imposte, è esercitabile non solo nei limiti in cui la legge prevede il diritto al rimborso ma anche in sede contenziosa per opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria. A parere del collegio di legittimità questo principio può essere applicato anche nel caso di errori ne software di gestione, «non potendo ritenersi ostativo l'invocato art. 2 del dpr n. 322 del 1998, disposizione che introduce, bensì, precise modalità per l'integrazione delle dichiarazioni (mutuandole dalle disposizioni relative alla presentazione delle dichiarazioni e prevedendo l'utilizzo di modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta di riferimento) e il limite temporale del termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, ma ciò prescrive per emendare errori o omissioni che abbiano comportato l'indicazione di un maggior reddito o un maggior debito d'imposta o un minor credito, e, cioè, per il caso in cui, tramite la rettifica si voglia mutare la base imponibile, o l'ammontare dell'imposta, ipotesi diversa da quella in esame in cui viene in rilievo, com'è incontroverso, un errore meramente formale».

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