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La casa non è uno studio

del 13/04/2012
di: di Dario Ferrara
La casa non è uno studio
L'appartamento da residenza privata diventa studio professionale. Se ne accorge la polizia municipale che fa scattare l'abbattimento delle opere, abusive perché eseguite senza il permesso di costruire, sempre necessario quando si altera la destinazione d'uso dell'immobile. È quanto emerge dalla sentenza 2832/12, pubblicata dalla sezione prima quater del Tar Lazio.

Titolo necessario. Niente da fare per i proprietari dell'immobile trasformato in una zona di pregio di Roma: gli interventi realizzati dovranno essere rimossi. È la polizia municipale ad accorgersi di quanto sta avvenendo nell'appartamento: il contratto di affitto al nuovo inquilino, una società, parla inequivocabilmente di «locazione ad uso studio professionale» e i vigili accertano che la cucina è smantellata, seppure non del tutto, per far posto alle scrivanie con tanto di impianti elettrici, telematici e di climatizzazione tipici di un ufficio. E i proprietari non dispongono del titolo edilizio: scatta allora il provvedimento del Comune che ordina la riduzione in pristino. È vero, la concessione non risulta sempre necessaria: se ne può ben fare a meno quando i lavori non consistono in interventi evidenti che alternano il territorio. Ma in questo caso l'immobile ricade in zona «A» del piano regolatore della Capitale, che impone la titolarità del permesso di costruire.

Proprietari smentiti. Bocciata su tutto il fronte la linea difensiva dei titolari dell'appartamento. È esclusa infatti la violazione di legge ed eccesso di potere con riguardo all'errata applicazione e allo sviamento della normativa di riferimento. Non si configura la denunciata illegittimità della determinazioni comunali per mancato rispetto della preventiva acquisizione dell'accertamento e del parere di cui all'articolo 33, commi 2 e 4, dpr 380/01. I provvedimenti adottati dal Comune non sono affatto spropositati: la documentazione dell'amministrazione esclude che nello stop allo studio «abusivo» si possa configurare un eccesso di potere per travisamento dei fatti o un'ingiustizia «grave e manifesta» a carico dei proprietari dell'immobile. Confermata, insomma, la demolizione delle opere abusive determinata dal «mutamento di destinazione d'uso dell'immobile da abitazione e ufficio privato con eliminazione del vano cucina e installazione di impianti telematici, elettrico e di condizionamento» rilevato dall'amministrazione.

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