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Una sola indennità se si converte il contratto

del 12/04/2012
di: Carla De Lellis
Una sola indennità se si converte il contratto
Una sola indennità e omnicomprensiva per il risarcimento dei lavoratori nei casi di conversione del contratto da tempo determinato a indeterminato. Infatti, l'indennità tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione è comprensiva delle conseguenze retributive e contributive sofferte dal lavoratore. Lo evidenzia la circolare n. 7/2012 della fondazione studi dei consulenti del lavoro che contiene una analisi dei contratti alla luce delle modifiche previste dal ddl di riforma del mercato del lavoro (atto senato 3249).

Tre termini per ricorrere. Tra le modifiche al contratto di lavoro a termine (si veda ItaliaOggi del 10 aprile), il ddl di riforma interviene anche sulla legge n. 183/2010 (il collegato lavoro) nella parte in cui sono fissati i termini per impugnare la nullità del termine e per l'avvio dell'azione giudiziaria. Una modifica necessaria per il ministero del lavoro, evidenzia la circolare, poiché «si corregge la stortura derivante dal fatto che oggi il lavoratore a termine coinvolto in una successione di contratti (entro il tetto legale di 36 mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi) è posto di fronte all'alternativa eccessivamente difficile, e in qualche modo lesiva del suo diritto di azione in giudizio nonché della sua stessa dignità, tra manifestare al datore di lavoro la volontà di impugnare il contratto a termine, di cui ritenga l'illegittimità, entro 60 giorni dalla scadenza dello stesso, e rischiare così di mettere in crisi prematuramente il rapporto col datore di lavoro, oppure non fare nulla sperando in una stabilizzazione che non necessariamente giungerà, e perdere così per sempre la possibilità di fare valere i propri diritti». La modifica, che troverà applicazione sulle cessazioni dei contratti a termine dal 1° gennaio 2013, aggiorna la situazione sui termini per impugnare la nullità del termine:

- fino al 30 dicembre 2011 valgono i termini previgenti al collegato lavoro (sei mesi per impugnare il contratto e cinque anni per il deposito del ricorso in tribunale);

- dal 31 dicembre 2011 al 31 dicembre 2012 valgono i termini del collegato lavoro (sei mesi per impugnare il contratto e 270 giorni per il deposito del ricorso in tribunale);

- dal 1° gennaio 2013 varranno i nuovi termini del ddl di riforma, ossia 120 giorni per impugnare il contratto e 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale.

Per i consulenti, però, la novità non risolve la distorsione e anzi, introducendo ulteriori eccezioni, ha la conseguenza di produrre confusione. Per ripristinare il giusto equilibrio, invece, sarebbe bastato far decorrere i termini di decadenza del collegato lavoro dall'ultimo contratto a termine stipulato tra le parti, anziché da ciascun contratto.

Indennità omnicomprensiva. Infine, i consulenti evidenziano l'interpretazione autentica dell'articolo 32 del collegato lavoro, in virtù della quale l'indennità risarcitoria ivi prevista tra 2,5 e 12 mensilità, ristora l'intero pregiudizio subito dal lavoratore ivi comprese le conseguenze retributive e contributive.

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