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Affari illeciti Contabilità sequestrabile

del 12/04/2012
di: di Debora Alberici
Affari illeciti Contabilità sequestrabile
Linea dura della Suprema corte in caso di imprenditori coinvolti in affari illeciti. È infatti legittimo il sequestro delle scritture contabili custodite presso la sede della società anche se ciò impedisce la prosecuzione dell'attività. Lo ha stabilito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 13423 dell'11 aprile 2012, ha confermato la misura sulle scritture di cui due soci si erano indebitamente appropriati. In altri termini, ad avviso della seconda sezione penale, le scritture possono sempre essere oggetto di sequestro probatorio nel caso in cui siano in qualche modo attinenti al reato. Fra l'altro, ai fini del sequestro preventivo è sufficiente che emerga quello che i giudici chiamano fumus di reato. Ogni ulteriore delibazione sull'effettivo ricorrere del reato ipotizzato, sui suoi autori, sull'esatta qualificazione giuridica e sulle sue precise coordinate topico-temporali, appartiene al giudizio di merito. Ad avviso del Collegio di legittimità è anche irrilevante che le scritture fossero conservate presso la sede dell'azienda: l'obbligo di conservazione della contabilità, infatti, non è conferente perché in questo caso tali scritture sono il corpo del reato. Il caso riguarda due imprenditori accusati di appropriazione indebita delle scritture contabili della loro azienda. I due si erano difesi dalle accuse sostenendo che i documenti erano conservati regolarmente presso la sede sociale. Ma le autorità avevano spiccato lo stesso la misura preventiva sul presupposto che in questo, come in altri reati anche fiscali, le scritture sono il corpo del reato. Contro la convalida decisa dal tribunale di Lucca uno dei due indagati ha presentato ricorso alla Suprema corte. La difesa ha lamentato la manifesta illogicità della motivazione resa dai giudici della libertà ed erronea applicazione di legge perché il sequestro è stato fatto su documenti regolarmente custoditi presso la sede sociale, ove, peraltro, tale custodia è obbligatoria, con conseguente grave pregiudizio per l'impresa, che in tal modo non può svolgere la propria attività. La tesi non ha convinto i giudici con l'Ermellino che hanno confermato la misura.
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