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Lavoro, un'altra riforma è possibile

del 11/04/2012
di: Stefano Mantegazza segretario generale Uila-Uil
Lavoro, un'altra riforma è possibile
Da quando Mario Monti è presidente del consiglio mi sento più orgoglioso di essere italiano e sono grato al suo governo di aver evitato il tracollo del paese. Ciò detto, non condivido molte recenti decisioni e ritengo che a questo governo manchi un vero progetto di crescita per il paese.

Il peso del risanamento, come sempre, è gravato soprattutto sui cittadini, sepolti dalle tasse, mentre riduzione della spesa pubblica e tagli ai costi della politica sono passati in secondo piano, facendo così mancare preziose risorse per lo sviluppo.

È sbagliata anche la riforma del mercato del lavoro, malgrado le buone intenzioni di partenza del ministro del welfare: rendere il contratto a tempo indeterminato «dominante», ridurre la cattiva flessibilità in entrata, consentire alle aziende qualche licenziamento in più ma proteggere davvero disoccupati e precari fino al nuovo lavoro. Il disegno di legge presentato dal governo, però, è diverso: gli apprendisti, al termine del periodo di prova, potranno essere licenziati; donne e lavoratori più anziani avranno sempre poche speranze di trovare un nuovo lavoro; in agricoltura si vuole estendere l'uso dei voucher per retribuire, come lavoro occasionale, attività stagionali continuative, tipiche del comparto.

Non tutto, certo, è da buttar via: sarà più difficile ricorrere a finte collaborazioni a progetto ma l'abuso di false partite Iva viene appena sfiorato.

Anche sulla flessibilità in uscita siamo in alto mare: è vero che il licenziamento economico non è più rimesso al solo arbitrio dell'imprenditore e che il giudice può (ma non deve) ordinare il reintegro del lavoratore ma la soluzione trovata è ancora insufficiente perché il deterrente del reintegro resta confinato in un ambito molto residuale.

Si è persa ogni traccia del «sistema universale» della protezione sociale.

Chi oggi è privo di tutele contro la disoccupazione lo sarà anche domani; mentre, con l'innalzamento dell'età lavorativa sommato alla cancellazione della mobilità, cambierà il modo stesso di ristrutturare le aziende: i dipendenti più anziani rimarranno al lavoro, i più giovani andranno via. Altro che riforma per i giovani! l'Italia continua a non essere un paese per loro!

In arrivo anche aumenti, per oltre 1 miliardo di euro/anno, sul carico contributivo delle imprese, mentre diminuiscono le tutele dei lavoratori. Sembra davvero una riforma «per far cassa».

Un'altra riforma è necessaria e possibile, con alcune sostanziali modifiche: restituendo alle imprese i maggiori oneri contributivi e riducendo, in pari misura, il costo dei contratti a tempo indeterminato; eliminando, e non solo ritoccando, le «forme contrattuali» che nascondono i peggiori abusi, a cominciare dai voucher; consentendo sempre al giudice di reintegrare i lavoratori illegittimamente licenziati. Ma soprattutto, affidando alla gestione «bilaterale» delle parti sociali il sistema degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione, mobilità).

Questo si, sarebbe un bell'esempio di riduzione del «perimetro pubblico»!

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