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Imu, costituzionalità a rischio

del 11/04/2012
di: di Francesco Cerisano
Imu, costituzionalità a rischio
Il nuovo meccanismo di pagamento dell'Imu introdotto dal senato nel decreto sulle semplificazioni fiscali è a forte rischio di incostituzionalità. Soprattutto nella parte in cui rinvia a un dpcm (che palazzo Chigi dovrà emanare entro il 10 dicembre) la modifica definitiva delle aliquote e delle detrazioni sull'abitazione principale. E lo stesso dicasi per i fabbricati rurali e i terreni, per i quali le modifiche introdotte dalle commissioni bilancio e finanze del senato e confluite nel maxiemendamento prevedono che sempre con dpcm vengano fissate le aliquote in modo da garantire che il gettito complessivo dell'Imu rurale non superi per il 2012 le stime del Mef. In entrambi i casi i problemi di coordinamento con l'art.23 della Costituzione secondo cui «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» sono evidenti. Lo lascia intendere chiaramente il servizio studi della camera nel dossier sul decreto fiscale (dl n.16/2012) messo a punto per la commissione finanze che da oggi entrerà nel vivo dei lavori. La tabella di marcia si annuncia serrata visto che in caso di modifiche a Montecitorio il testo dovrà tornare al senato per un nuovo, rapidissimo, passaggio, in tempo utile per la scadenza del decreto, fissata al 2 maggio. Per questo la commissione presieduta da Gianfranco Conte (che è anche relatore del decreto) ha già fissato per oggi pomeriggio alle 16 il termine per la presentazione degli emendamenti parlamentari. Poi sarà la volta delle proposte di modifica del governo e del relatore.

Facile immaginare che i deputati non si limiteranno ad asseverare il testo uscito da palazzo Madama, ma vorranno dire la loro. E in tal senso vanno lette le dichiarazioni del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha annunciato la volontà di riaprire il capitolo Imu. Per Alfano l'imposta municipale dovrebbe essere una misura una tantum e per di più rateizzabile. Facile a dirsi, più difficile a farsi perché sull'Imu il governo Monti ripone grandi speranze di gettito per sé e per i comuni.

Intanto sui lavori della VI commissione della camera pesano come un macigno i rilievi del servizio studi. A cominciare dalla disciplina Imu dei fabbricati rurali ancora iscritti nel catasto dei terreni. Per questi cespiti il dl Salva Italia prevede l'obbligo di dichiarazione al catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012 e un versamento in un'unica soluzione, entro il 16 dicembre. Si affida inoltre a un dpcm, da emanarsi entro il 10 dicembre 2012 la modifica dell'aliquota da applicare ai fabbricati rurali e ai terreni, in modo da garantire che il gettito complessivo non superi, per l'anno 2012, l'ammontare previsto dal Mef. Fin qui le norme, che però pongono più di un problema visto che, come fanno notare i tecnici di Montecitorio, «dal tenore letterale sembra evincersi che verrà affidata a un provvedimento di rango subprimario la possibilità di determinare un'aliquota differenziata per i terreni». L'ufficio studi non lo dice espressamente, ma i dubbi di costituzionalità sono palesi: «La disposizione andrebbe valutata con riferimento all'articolo 23 della Costituzione che prevede una riserva di legge ai fini dell'imposizione di una prestazione personale o patrimoniale». E non è solo la norma sui fabbricati rurali a esporsi a questi rilievi, ma anche e soprattutto quella che ha totalmente riscritto la tabella di marcia per i pagamenti delle abitazioni. Com'è noto l'acconto del 18 giugno dovrà essere pagato versando la metà dell'importo ottenuto applicando alla base imponibile le aliquote di base (0,4 per cento per le abitazioni principali, 0,76 per le altre abitazioni, 0,2 per i fabbricati rurali). Nel frattempo i comuni in vista dell'approvazione dei bilanci da chiudere entro il 30 giugno iscriveranno nei preventivi le entrate da Imu sulla base degli importi predeterminati dal Mef per ciascun ente attraverso il meccanismo contabile dell' «accertamento convenzionale». Entro il 30 settembre i sindaci, sulla base dei primi dati di gettito che inizieranno ad affluire a fine luglio, potranno modificare aliquote e detrazioni. Infine, entro il 10 dicembre, con uno o più dpcm su proposta del Mef, il governo provvederà a ritoccare le aliquote e le detrazioni oggi stabilite per l'abitazione principale (200 euro più 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni, fino a un massimo di 600 euro complessivi di detrazione). La revisione è finalizzata ad assicurare l'ammontare del gettito complessivo previsto per il 2012. Ma anche in questo caso valgono gli stessi rilievi visti prima: una prestazione patrimoniale non può essere imposta con dpcm. E la necessità di tenere aperta una seconda chance una volta determinato il reale gettito dell'Imu non costituisce una valida ragione per demandare a una fonte di rango secondario (o «subprimario») la fissazione delle aliquote definitive. Tanto più che, osserva l'ufficio studi di Montecitorio, il decreto Salva-Italia «non aveva esplicitamente quantificato il gettito atteso dalla norma, che trova la propria quantificazione nella sola relazione tecnica».

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