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Professionisti, ora l'hi-tech soffre l'Irap

del 04/04/2012
di: di Debora Alberici
Professionisti, ora l'hi-tech soffre l'Irap
Paga l'Irap il professionista che usa attrezzature tecnologiche avanzate e dà in outsourcing alcuni servizi. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 5320 del 3 aprile 2012, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. In particolare la sezione tributaria ha dato torto a un medico specialista in otorinolaringoiatra che aveva chiesto il rimborso dell'imposta nonostante i mezzi sofisticati usati a studio e le attività esternalizzate. Sul primo punto gli Ermellini hanno chiarito che «in tema di Irap l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall'impresa commerciale costituisce, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell'imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito dell'autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l'«id quod plerumque accidit», costituiscono nell'attualità il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell'imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell'assenza delle predette condizioni». Non solo. Sul versante dell'outsourcing la Cassazione ribadisce che il ricorso al lavoro di terzi per la, fornitura di tutti i necessari servizi (dalla telefonia al segretariato) in forma rilevante e non occasionale, ma continuativa, integra il presupposto dell'esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata, previsto dall'art. 2, comma 1, del dlgs 15 dicembre 1997, n. 446 non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell'attività professionale del contribuente sia, fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di fornitura. Anche la Procura generale del Palazzaccio a ha chiesto in udienza al Collegio della sezione tributaria di accogliere il ricorso del fisco.
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