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Titoli all'estero non pagano bollo

del 04/04/2012
di: di Giuseppe Di Vittorio
Titoli all'estero non pagano bollo
Il cliente deve pagare l'imposta di bollo su ogni conto corrente anche se i diversi rapporti sono detenuti presso un unico intermediario. Al contrario invece il contribuente deve sommare le giacenze medie presenti su tutti i conti correnti aperti presso la banca per capire se opera o meno la soglia di esenzione. Passando dal bollo sul conto corrente a quello sui risparmi le imprese che hanno attività (titoli) all'estero non vengono tassate, mentre se il cliente non ha i soldi liquidi per pagare l'imposta la banca è autorizzata a effettuare disinvestimenti per assolvere il tributo. Sono solo alcune delle interpretazioni alla normativa fiscale sul bollo conti e risparmi date dal Consorzio Studi e Ricerche Fiscali del Gruppo Intesa Sanpaolo con la circolare 1/2012 dello scorso 2 aprile.

Il legislatore ha previsto un'imposta di bollo pari a 34,20 euro per le persone fisiche e 100,00 euro per i conti intestati alle persone giuridiche. Se il contribuente ha più conti paga 34,20 euro per ogni conto se persona fisica, 100 euro se persone giuridica. Il Consorzio ritiene che l'interpretazione sia anche intuitiva visto che all'interno delle banche da quando è scattata la norma si sta assistendo a una concentrazione dei rapporti bancari. Chi ha più conti né chiude qualcuno.

L'imposta non si applica alle persone fisiche quando la giacenza media nel periodo di rendicontazione è inferiore ai 5.000 euro. Il Consorzio Studi e Ricerche Fiscali ha stabilito che la soglia vada calcolata con riferimento a tutti i conti detenuti presso uno stesso intermediario, per cui se un soggetto ha due conti di 4.990 euro l'uno paga comunque l'imposta.

Se il contribuente ha invece più conti presso diversi intermediari, secondo la circolare, non esistono al momento flussi informativi fra banche tali da consentire un'applicazione dell'imposta, per cui l'assoggettamento al prelievo su un conto inferiore ai 5.000 euro non troverebbe applicazione. Il modo più ragionevole per calcolare la giacenza media è quello di tenere conto dei saldi giornalieri.

Le soglie di esenzione cosi come l'imposta secondo il consorzio vanno rapportate al periodo di rendicontazione. Sempre in tema di soggetti passivi, banche e altre imprese finanziarie non pagano il bollo sugli estratti conto, né quello sui risparmi. Mentre i non residenti pagano l'imposta.

La tassa sui risparmi

Archiviate le novità sul bollo sul corrente passiamo a quello sui risparmi o come è tradizionalmente identificato a quello «titoli». Come è noto a valere dal 2012 tutti i contribuenti che hanno attività finanziarie di qualsiasi tipo saranno tenuti al pagamento di un'imposta pari allo 0,10% con un minimo di 34,20 e un massimo di 1.200 euro. Nel 2013 l'aliquota sale allo 0,15% sempre con il minimo ma senza tetto massimo. La base imponibile è data dal valore di mercato o in mancanza nominale del complesso delle attività finanziarie detenute.

Una vera è propria novità destinata sicuramente a fare «breccia» fra le imprese è quella relativa agli investimenti esteri. Secondo il Consorzio se un'impresa detiene attività finanziare su banche estere non paga l'imposta di bollo. Il comma 18 dell'art. 9 del decreto legge 16/2012 stabilisce che l'imposta sulle attività finanziarie detenute all'estero colpisce solo le persone fisiche non quindi le persone giuridiche.

Dal punto di vista pratico per le persone fisiche la circolare allerta su uno switch della ricchezza, uno spostamento. Gli investitori sarebbero incentivati a forme di investimento non gravate dal bollo sui risparmi proporzionale come i conti correnti. Tutto ciò apre delle riflessioni che chiaramente sconfinano gli ambiti tributari.

Fisco e banche benevole sulle imprese più rigide invece sui clienti. Se un cliente ha tutto investito in fondi al momento del pagamento dell'imposta e non ha la liquidità sul conto, la banca è autorizzata a effettuare disinvestimenti per recuperare una provvista. Lo stesso legislatore lo ha stabilito per i fondi di investimento, il principio però potrebbe valere qualora il cliente si dimostrasse insensibile alle richieste di provvista della liquidità della banca. Il Consorzio lo sconsiglia suggerendo che l'alternativa potrebbe essere quella di recuperare quanto dovuto alla Banca per imposte al momento del disinvestimento.

Sempre a questo proposito l'Ufficio Studi rileva che l'imposta di bollo sul conto corrente e quella sui risparmi rappresentano una vera e propria patrimoniale. Uno dei problemi rilevati però è che si tiene conto solo dell'attività finanziarie e non delle passività che servono a generare le stesse forme di ricchezza. Si tiene conto solo degli impieghi e non dei debiti, nella sostanza.

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