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Esenzione Iva ampia per l'attività sanitaria

del 04/04/2012
di: Franco Ricca
Esenzione Iva ampia per l'attività sanitaria
L'esenzione Iva per prestazioni di servizi rese da consorzi e società consortili ai propri membri che svolgono attività esente, prevista dall'art. 10, secondo comma, del dpr 633/72, è applicabile anche quando tali servizi sono resi da strutture associative aventi diversa forma giuridica, ma funzioni analoghe, come le cooperative. Il riferimento alle strutture consortili contenuto nella disposizione, infatti, non consente discriminazioni tra soggetti che perseguono gli stessi scopi. È il parere dell'Agenzia delle entrate che, con risoluzione n. 30 del 3/4/12, ha risposto all'istanza di una confederazione che aveva chiesto l'interpretazione della citata disposizione, la quale dichiara esenti dall'Iva le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei consorziati o soci di consorzi, società consortili e società cooperative con funzioni consortili, costituiti tra soggetti per i quali, nel triennio solare precedente, la percentuale di detrazione dell'Iva «a monte» sia stata non superiore al 10%, a condizione che i corrispettivi dovuti dai consorziati o soci non superino i costi imputabili alle prestazioni.

La predetta disposizione, ha rilevato l'istante, recepisce nell'ordinamento nazionale la previsione dell'art. 132, par. 1, lett. f), della direttiva comunitaria sull'Iva, che impone agli stati membri di esentare «le prestazioni di servizi effettuate da associazioni autonome di persone che esercitano un'attività esente o per la quale non hanno la qualità di soggetti passivi, al fine di rendere ai loro membri i servizi direttamente necessari all'esercizio di tale attività, quando tali associazioni si limitano ad esigere dai loro membri l'esatto rimborso della parte delle spese comuni loro spettante, a condizione che questa esenzione non possa provocare distorsioni della concorrenza». Nella norma nazionale, tuttavia, l'ambito soggettivo dell'esenzione è limitato alle prestazioni rese da strutture consortili o con funzioni consortili, schemi associativi che non possono essere adottati dai soggetti esercenti l'attività sanitaria, come nel caso della confederazione istante, ma soltanto dalle imprese. Motivo per cui veniva chiesto all'Agenzia se la disposizione in esame, coerentemente con la norma comunitaria, potesse essere applicata anche dalle società cooperative costituite fra soggetti esercenti l'attività sanitaria, esenti in base all'art. 10, n. 18), del dpr 633/72, le quali svolgano attività ausiliarie o strumentali rispetto a quelle sanitarie svolte dai propri soci.

L'Agenzia ha osservato che scopo della disposizione è di evitare che i contribuenti che svolgono attività esenti o non soggette a Iva, qualora decidano di esternalizzare i servizi necessari e funzionali alle attività, quali i servizi amministrativi e contabili, la gestione dei beni strumentali e degli immobili, siano penalizzati dall'indetraibilità dell'Iva «a monte».

Le «associazioni autonome di persone» menzionate nella norma comunitaria sono, dunque, caratterizzate, oltre che dalla compagine sociale, da uno scopo istituzionale di supporto e di collaborazione rispetto all'attività esercitata dai loro membri. Per questo motivo, il legislatore nazionale ha fatto riferimento alle strutture consortili, che nell'ordinamento interno svolgono un'attività coerente con gli scopi della norma, in quanto assolvono ad una funzione strumentale allo svolgimento delle attività economiche dei loro membri. Questo riferimento, tuttavia, non può comportare discriminazioni rispetto ad altri schemi associativi aventi finalità analoghe, perché altrimenti l'onere dell'Iva verrebbe a dipendere da scelte di tipo meramente organizzativo, pregiudicando l'applicazione uniforme del regime di esenzione. Di conseguenza per l'applicazione della norma in esame non assume rilievo la forma giuridica, ma l'oggetto sociale della struttura associativa, ossia la cooperazione all'attività esente o esclusa da Iva svolta dagli associati, individuata a titolo esemplificativo nello schema tipico del consorzio. Nella fattispecie l'Agenzia ha ritenuto che le società cooperative costituite tra soggetti esercenti l'attività sanitaria possono applicare l'esenzione sui servizi resi socio professionista per agevolarne l'attività sanitaria.

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