Consulenza o Preventivo Gratuito

Maternità a rischio

del 31/03/2012
di: di Daniele Cirioli
Maternità a rischio
Gestire una gravidanza difficile diventa più complicato per le lavoratrici dipendenti. Come se non bastassero i problemi di salute ci si mette pure la burocrazia. Da domani, infatti, non ci sarà più un'unica procedura per chiedere l'interdizione anticipata (ossia la presentazione di un'istanza alla direzione provinciale del lavoro), ma tante e diverse perché in ciascuna provincia si potrà fare da sé. Il problema nasce dalla «semplificazione» introdotta dall'articolo 15 del dl n. 5/2012 che, dal 1° aprile, ha trasferito dalle dpl (oggi dtl) alle asl la competenza su tali provvedimenti d'interdizione anticipata in caso di «gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose». Tuttavia per l'effettivo trasferimento delle funzioni era (e resta) necessaria l'emanazione di specifico accordo in sede di Conferenza stato-regioni cosa che non è ancora arrivata. Pertanto, per scongiurare lo stop del servizio, con lettera circolare protocollo n. 7247 del 29 marzo il ministero del lavoro ha rimesso a «iniziative collaborative» territoriali (tra dtl e asl) la fissazione di modalità operative alternative e transitorie. In conclusione, la lavoratrice che da domani avesse bisogno di richiedere l'astensione anticipata dal lavoro si vedrà costretta preventivamente a informarsi presso la dtl di competenza sul come procedere.

Il T.u. maternità (dlgs n. 151/2001) prevedeva che il servizio ispettivo del ministero del lavoro (dpl), sulla base di accertamento medico e avvalendosi dei competenti organi del Ssn, potesse disporre l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza fino al congedo di maternità (due mesi prima della data presunta del parto), per i seguenti motivi: gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dalla gravidanza; condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino; impossibilità di spostare la lavoratrice ad altre mansioni non pregiudizievoli. Su tale disciplina è intervenuto il citato articolo 15 che, dal 1° aprile, trasferisce dalle dpl alle asl il potere di disporre l'interdizione nelle ipotesi «sanitarie», cioè nei casi di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose. In particolare, è previsto che le asl operino «con modalità definite con accordo» in sede di Conferenza stato-regioni, accordo che non ancora è stato approvato. Al fine di non lasciare senza tutela le lavoratrici che, dopo il 31 marzo, si trovassero nella necessità di ottenere tempestivamente il provvedimento di interdizione per gravidanza a rischio, e nel rispetto del principio dell'azione amministrativa, il ministero «ritiene opportuno rimettersi in via transitoria alle iniziative collaborative maturate a livello territoriale con le asl» sollecitando le dtl «a concludere le intese, per consentire, nei tempi dovuti, l'emanazione dei provvedimenti d'interdizione anticipata».

vota